LADYTRON
LADYTRON
di Salvo Pinzone

Una nuova generazione di umanoidi stuzzica il pianeta musica; sono, in verità, quattro smaliziati ra-gazzi di Liverpool, Mira Aroyo, Reuben Wu, Helen Marnie e Danny Hunt, che hanno innescato l’evoluzione dell’electro pop o se vogliamo del retro-futurist pop convertendolo semplicemente nel loro formato Rock-Tron...

Spiegate il significato del titolo del vostro album, “604”...
E’ solo un numero. Volevamo qualcosa di puro... In realtà è una gran quantità di cose, un processore, un’automobile, un area-code. C’è anche un riferimento al film Andromeda Strain...
L’album contiene 8 brani che, potenzialmente, potrebbero essere eccellenti singoli; potreste parlarmi del lato più oscuro dell’album?
Siamo un gruppo pop ma sovvertiamo qualsiasi cosa facciamo, nelle liriche e nel suono; così siamo anche in grado di fare buone canzo-ni. Circa la parte più ‘oscura’ dell’album: siamo tutti immersi in musica molto astratta, il pop e l’astratto possono coesistere facilmente; una sovverte l’altra, una manda a farsi fottere l’altra su una base regolare e Ladytron è il risultato. Quando la gente parla dei Ladytron noi spesso ci sentiamo paragonati agli stessi nomi; è come se tutti ascoltassero una sola canzone e solo su questo basassero il loro giudi-zio complessivo... I brani strumentali costituiscono una parte importante di ciò che siamo; uno apre l’album, l’altro è la quarta traccia ed un altro ancora la settima. Mi piacerebbe che qualcuno ascoltasse i brani strumentali in modo distaccato dai singoli per sapere a chi altri ci paragonerebbero.
Quanto vi fa sognare, o meglio vi stimola, avere tre uscite in single of the Week su NME?
Danny: E’ stato entusiasmante tutte e tre le volte, e totalmente inaspettato. Io sospetto che la gente a Liverpool pensi che abbiamo paga-to i giornalisti o qualcosa del genere; molti non sanno la differenza tra una major che spende assurde somme di denaro prima di realiz-zare un’uscita e qualcuno che fa le cose in modo indipendente e ha delle buone recensioni solo per meriti reali. Penso sia nella natura umana pensare che ci sia una frode...
Mira: E’ bello avere un riconoscimento; ma anche se NME non avesse segnalato i singoli la cosa più importante resterebbe che chi ascolta possa provare piacere nell’ascoltarli a prescindere dalle opinioni della critica, perché certamente abbiamo messo molta cura nel farli...
Reuben: Ciò mi ha ridato fede nell’industria musicale... E’ bello che qualcosa fatto con le nostre mani (perché siamo molto caparbi...) sia stato accettato dalla critica e dalla stampa.
Avete partecipato ad un tributo a Human League; quanto si rifà la vostra ispirazione al lato più estetizzante degli anni Ottanta?
D. Esteticamente gli anni ‘80 hanno significato poco per me. Mi piace la tecnologia, non mi piace la moda; io sono cresciuto indossan-do un maglione rosa pastello; non ho alcun desiderio di rivivere quel periodo nonostante ciò abbia un forte valore nostalgico. Apprezzo il modo in cui gli “oggetti” di quel periodo sembravano essere disegnati per non essere altro che funzionali - o non erano disegnati per niente.
M. Attualmente mi piacciono ancora abbastanza i maglioni rosa pastello... Nonostante la moda si trasformi, non ho mai indossato abiti ispirati a un periodo in particolare. La moda degli anni ‘80 ha commesso un sacco di errori, ma così è stato per qualsiasi altra era. È solo ora che gli ‘80 sono tornati alla moda, e allora perché no?...
R. Io non sono d’accordo con quest’ultimo punto: qualsiasi cosa in quel periodo era disegnata per servire e apparire appropriata allo scopo, come adesso. Comunque c’era un linguaggio visivo duro, che molta gente oggi non apprezza. Lo stile era ovvio, mancava di eleganza... Eppure ci sono cose degli anni ‘80 che sono visivamente stupende. A me piacciono molti prodotti di quei prodotti, erano semplici e infantili, tutti erano sorridenti e l’ironia non esisteva.
Cosa unisce e spinge a fare musica quattro ragazzi di etnie diverse e quindi anche con tradizioni culturali diverse?...
D. La musica. Il modo in cui la band si formò è molto strano, quasi totalmente accidentale. Non mi aspettavo che fosse una band fino a quando non lo è diventata di fatto; culturalmente non siamo così differenti, abbiamo diversi retroterra culturali ma globalmente la gente della nostra età ha molto in comune, oggi.
R. Musica, quindi sottocultura. La cultura etnica è irrilevante perché noi abbiamo vissuto qui la nostra intera vita (tranne Mira, che ha vissuto nel Regno Unito un po’ di meno) ma serve comunque per dare al gruppo una visione globale. Noi vogliamo creare qualcosa che possa piacere a tutti ma in un modo che sia unico per noi.
Noto con piacere che la vostra musica non segue tendenze (post-rock e varie)... Cosa avete ascoltato in questi ultimi anni?
D. Nella musica attuale ci sono pochi gruppi che veramente rispetto - Stereolab per esempio. Quest’anno sono stato molto entusiasta per il materiale venuto da Berlino, Kitty-yo ecc. Gonzales e Peaches sono stati gli album dell’anno, per me.
M. Io probabilmente trascorro più tempo a scavare nella “vecchia” musica, ma negli anni più recenti Add N to X e Goldfrapp sono usci-ti con delle cose carine. “Teaches of Peaches” di Peaches è stato album dell’anno. Fantastico anche lo show live. Mi è piaciuto anche “Nixon” dei Lambchop.
R. La musica moderna che preferisco è elettronica, al momento; bands come Boards of Canada, Aphex Twin, Benge. Altro: Falco, il nuovo album dei Dead or Alive, Britney Spears, “Naughty Girls” di Sam Fox, i vecchi brani di Madonna, Funkstorung, Air e la mag-gior parte dl materiale uscito per Catskills Records.
Che tipo di strumentazione usate e come sviluppate i vostri brani...
D. E’ importante per noi non aver scelto di relegarci nell’area più pigra dell’underground... Abbiamo voluto far musica con gli strumen-ti di cui avevamo disponibilità: circa sette tastiere analogiche, un paio di beatbox e un Apple Mac per registrare.
R. Penso che le nostre canzoni riflettano gli stati d’animo. La musica elettronica è perfetta per rappresentare gli umori che vogliamo comunicare perché è regolata, urbana e fredda. D’altro canto le melodie sono semplici e calde e ciò dà alla musica un risvolto romanti-co...
M. L’atmosfera è veramente importante per noi e le tastiere sono molto versatili; così le usiamo parecchio anche se non ci sentiamo dei puristi del synth e anche in futuro useremo qualsiasi cosa ci possa aiutare a costruire il suono.
Vi sentite, almeno un po’, i nipotini di Kraftwerk e Abba?
Abbiamo molto in comune con gli Abba, sicuramente... Credo che siano stati fortemente sottovalutati - per me hanno molto più fascino dei Kraftwerk, che al 60% erano una beffa, sebbene ovviamente ami la loro musica. Gli Abba, molto probabilmente, si fottevano l’un l’altro costantemente; è molto più interessante una storia come questa che una coppia di ragazzi in camicia rossa e cravatta nera che fingono di essere robots...

[pubblicato su Blow Up ##37 - Giugno 2001]
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