Lemonheads
Lemonheads
di Beppe Recchia

[nell'immagine: Evan Dando, foto di Steve Rapport]

“L’ETICHETTA voleva che pubblicassimo qualcosa, forse avevamo preso un impegno per una certa data, non ricordo più. Quando è arrivato il momento di andare in studio, non avevo nulla di pronto. E allora ho pensato a Gonna Get Along Without Ya Now, un po’ per puro divertimento, un po’ perché mi piace l’idea di gonfiare il petto e dire che tutto in fondo andrà bene. O forse è solo perché mi piace cantare le canzoni che non sono scritte da o per un uomo…” È un Evan Dando che ha smarrito la propria direzione quello che si confessa a Simon Williams del New Musical Express nell’aprile del 1991. Difficile dargli torto. I suoi Lemonheads hanno fatto il salto a una major da poco meno di un anno ma allo stesso tempo perso il co-fondatore (e l’anima punk del gruppo) Ben Deily; l’album “Lovey” è stato accolto con una certa diffidenza, piuttosto lontano dall’hardcore fulminante dei tre lavori precedenti, ma anche dai gusti del momento (l’imperante baggy degli Happy Mondays o l’astrattismo chitarristico dello shoegaze) e troppo in anticipo sul grunge che verrà. In più, la scena di Boston in cui i Lemonheads si sono formati appare, a seconda dei punti di vista, sull’orlo dell’implosione (è il caso dei Pixies e dei Galaxie 500) o di un imminente rinnovamento (Swirlies, Karate). La cover sembra allora una scappatoia facile, e il gruppo peraltro non vi è di certo nuovo: in fondo, gli unici brani ad aver ottenuto qualche passaggio radiofonico sino a quel momento sono stati la rilettura elettrica e malinconica di Luka di Suzanne Vega e la reinterpretazione pigra e solare di Different Drum di Michael Nesmith. Ma “Patience and Prudence” sembra davvero gettare la spugna, non tanto per la garrula versione dello swing anni ‘50 di Gonna Get Along, quanto per l’abbinamento ad un’altra cover, Step by Step dei New Kids On The Block, talmente fedele all’originale da suscitare il dubbio che si tratti di un omaggio sincero. […]

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