Lizzy Mercier Descloux
Lizzy Mercier Descloux
di Panfilo D'Ercole

“Why live down on earth when the sky is so vast and so blue and all is pointless but desire?"
(Cape Desire, L.M.D.)

Sarà per curiosa coincidenza, ma anche questa, come molte delle storie più “attese” dalle retrospettive ospitate da questa rivista, prende piede in un luogo (NYC) ed in un tempo (fine ’70) che ci limiteremo a definire “significativi” per le sorti di innumerevoli tendenze a venire. E pare quasi inevitabile che una ragazzetta parigina dalle multiformi velleità artistiche abbia incrociato i suoi primi passi americani con quelli degli esponenti più brillanti della scena off (Patti Smith, Richard Hell, Amos Poe e Basquiat tra gli altri), prima che la sua strada diventasse il mondo intero (Caraibi, Brasile, Africa) e che la riconducesse infine su lidi patri (Corsica).
La vicenda umana di Martine-Elisabeth Mercier Descloux prescinde da caratteri puramente musicali e assume ai suoi esordi newyorchesi una allure ostinatamente arty, magari per sentirsi a tutti costi parte dell’ambiente di Soho e della Lower East Side: parlarne i linguaggi, condividerne le provocazioni, ostentarne la precarietà espressiva. Richard Hell ricorda che a 17 anni Lizzy “era più sofisticata di chiunque altro, tanto da apparire assolutamente spontanea”. Nata nel 1956 a Parigi e cresciuta a Lione, fulminata nel ’75 da una visita nella Big Apple, la Descloux non si farà mancare le occasioni di frequentare in lungo e in largo quell’affascinante sottobosco artistico al termine di una proficua rentrée casalinga, dove con il fidanzato Michel Esteban apre la boutique Harry Cover, per “dirigere artisticamente” i primi vagiti del punk francese sul modello Westwood/Mc Laren. Ma la futura metà dell’eclettica ZE Records l’aveva coinvolta anche nelle pagine del pioneristico magazine francese “Rock News”, e in occasione di un servizio sulla scena artistoide della Bowery i due si trasferiscono nel ‘76 in un loft di Soho con la benedizione di amici poco raccomandabili come Richard Hell e Patti Smith, dalla quale Lizzy si fa subito premettere ed illustrare una raccolta di venti poesie, “Desiderata”. A tale introvabile esordio letterario (ristampato proprio nel marzo dello scorso anno dalla Inpatient Press: versione cartacea già sparita mentre è spuntata una copia dell’originale battuta $ 900!) collabora anche tale Richard Meyers, in procinto di tracciare in musica uno dei ritratti più inossidabili della community dell’epoca, quella Blank generation che Amos Poe sceglierà come titolo per lo storico film-documentario in cui Hell e la Descloux figureranno insieme in alcune sequenze. Più avanti la Mercier si farà irretire dagli sfregi metropolitani di Jean Michel Basquiat, del quale diverrà ottima amica e ne riprenderà il teso dinamismo cromatico nel corso del solitario periodo “pittorico” che concluderà la sua “carriera” tra le scogliere dell’amata Corsica. […]

…segue per 4 pagine nel numero 337 di Blow Up, giugno 2026

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