Lucrecia Dalt
Lucrecia Dalt
di Nazim Comunale

[nell'immagine: Lucrecia Dalt, foto di Aina Climent]


Presente in diverse playlist 2022 con “¡Ay!” (RVNG Intnl., BU#295), un disco esotico e esoterico, onirico, volutamente sfocato, sottilmente allucinato, Lucrecia Dalt si è imposta negli anni come una delle personalità più interessanti in ambito elettronico, proprio per quella che il nostro Federico Savini ha descritto come la “tendenza ad avvicinare sempre l'idea tout court della canzone”: un electro/lo-fi songwriting sensuale e alieno, intimo e perturbante, accogliente e pericoloso, capace di coniugare bolero, mood sci-fi, timbri alla Harry Partch, ruggini noise, vertigini ambient e languori pop. Costruito con dolcezza ironica e inquieta, un pizzico di (sur)realismo magico e voglia di ricercare in un percorso oramai lungo dodici album; sino al 2010 con il nome di Lucrecia e Sound of Lucrecia, quando stava a Barcellona e ha avuto modo di collaborare anche con Luke Sutherland degli indimenticati Long Fin Killie (il loro “Houdini” si piazzò secondo dopo “I Care Because You Do” di Aphex Twin tra i nostri dischi dell'anno nel 1995). Poi a Berlino, persa nei gorghi di un sound fatto di poco, scuro, evanescente (lo dichiara sin dal titolo: “No Era Sólida”, del 2020, sempre su RVNG Intnl.). La producer colombiana di stanza a Berlino, passata in Italia al Transmissions Festival a fine novembre, dopo aver collaborato con Aaron Dilloway dei Wolf Eyes (“Lucy & Aaron”, Hanson Records, 2021) e realizzato l'anno passato le colonne sonore per l'horror “The Seed” e la serie “The Baby”, con “¡Ay!” esplora le memorie della sua terra, trasfigurandole attraverso uno sguardo gentile e alieno. Ci siamo fatti raccontare dove guarda e cosa vede quando esplora le infinite possibilità del suono. […]

…segue per 3 pagine nel numero 297 di Blow Up, in edicola a febbraio 2023

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