Luke Haines - Auteurs
Luke Haines - Auteurs
di Beppe Recchia & Marco Sideri

Un sondaggio, tra i tanti che si fanno, ha indicato che i pagliacci sono considerati dai bambini in testa alle classifiche di figure spaventose. La colpa, o almeno parte della colpa, è di Stephen King che, con il suo clown perfido di “IT” (romanzo del 1986, film del 1990) ha cambiato la percezione comune di una cosa innocente, o buffa, e l’ha trasformata in una cosa cattiva. L’arte può cambiare il mondo.
Se il piano di Luke Haines fosse riuscito oggi guarderemmo con spavento anche alla canzone pop. Il caro vecchio strofa-ritornello-strofa non sarebbe rassicurante e romantico, ma distorto e malvagio. Il piano di Luke Haines, però e per ora, è fallito.

Perle ai porci
“Non m’importa cosa dice il tuo vecchio / resta comunque un idiota / La prossima generazione / raccoglierà la mia stella cadente … Questa musica potrebbe distruggere una nazione”. Così, nel 1999, Luke Haines congedava il suo gruppo, gli Auteurs, dopo quattro dischi e sei anni. Future Generation è la canzone che chiude “How I Learned To Love The Bootboys” e gli Auteurs stessi. È quasi una maledizione, che raggiunge il numero 114 della classifica inglese, e poi sprofonda nelle acque dimenticate del pop di ieri.
Eppure agli esordi Luke Haines e gli Auteurs promettevano ben altro epilogo. Fondati come in un romanzo dozzinale da Haines (dopo una militanza adolescenziale da chitarrista, nei Servants, al servizio della penna di David Westlake) con la fidanzata del liceo (Alice Readman, basso) insieme ad un compagno di classe (Glenn Collins, batteria), gli Auteurs restano uno di quegli stupendi paradossi che la musica sa regalare. Sono stati un gruppo pop di primo ordine, con canzoni che fanno impallidire ottima parte della produzione britannica dagli anni 60 in avanti. Eppure circostanze esterne (qualche anno di anticipo sul ritorno in voga del pop inglese) e interne (una innata tendenza a sabotarsi per poi recriminare) hanno tarpato le ali al volo degli Auteurs. Già la scelta del nome, a ben vedere, delinea le intenzioni di Haines. Scegliere una parola francese, e decadente, pure, per fare pop e diventare popolare nel mondo anglofono è una provocazione in sé. Si aggiunga che Luke nei suoi brani parla, sostanzialmente, di due cose: Inghilterra e morte. Non proprio amore e speranza. […]

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