Matsumoto Seicho
Matsumoto Seicho
di Matteo Moca

C’È SEMPRE un alone di mistero nell’atto della creazione letteraria. Immaginare un mondo e una storia, trasferire questo universo inconsistente sulla pagina è un vero e proprio atto magico che tramuta l’ineffabile in concreto, che dona all’astrattezza che abita la mente una sua carnalità. Ci sono poi casi dove questo processo ha, per il lettore, un che di miracoloso come nel caso emblematico di uno scrittore come Georges Simenon, autore di centinaia di libri, creatore quindi di centinaia di storie e mondi, consapevole e geniale attraversatore di generi, capace di non perdere mai, tra le sue innumerevoli opere, i caratteri che ne hanno fatto la grandezza. Assomiglia a questa prestigiosa schiera di scrittori il giapponese Matsumoto Seichō che dopo la pubblicazione di una manciata di libri per Mondadori nell’iconica collana “Il giallo Mondadori” (il primo negli anni Settanta) ha trovato adesso una casa stabile in Adelphi che sta pubblicando regolarmente la sua opera offrendo quindi ai lettori italiani la possibilità di avvicinarsi a uno scrittore che rimanda al genio di Simenon non solo per il volume impressionante di libri pubblicati, ma anche per l’acutezza e la precisione di una scrittura che, pur muovendosi tra generi diversi, replica la chirurgica precisione dello scrittore belga nel descrivere le declinazioni dell’animo umano.
Nato nel 1909 a Kitakyushu, Matsumoto Seichō riveste all’interno della letteratura giapponese una posizione molto importante perché pubblica romanzi, in linea di massima afferenti al genere giallo, che contribuiscono a modernizzare la letteratura giapponese, accordandone i caratteri al mondo letterario occidentale (non a casa un critico americano ha definito la sua opera come un incrocio, originale, tra tre pesi massimi della letteratura in lingua inglese: «per un terzo Chandler, per un terzo Steinbeck e per l’ultimo terzo Gore Vidal»). Questo però non significa che l’opera di Matsumoto sia una sorta di importazione di una matrice letteraria europea, o comunque occidentale, perché se è vero che il giallo giapponese, nel momento in cui lui pubblica i suoi primi romanzi, ancora rimanda ad ambientazioni non proprio realistiche e Matsumoto invece inserisce i suoi drammi e le sue indagini dentro una realtà assai precisa, in alcuni dei suoi libri si assiste a un miracoloso melange tra atmosfere tipicamente orientali e afflati contemporanei. […]

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