Mockumentary
Mockumentary
di Antonio Josť Navarro

Non erano necessari gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 per portare alle stelle gli alti tassi di paranoia complottistica che hanno disturbato, per decenni, le società occidentali. Nel XIX secolo, i “maestri del sospetto” – secondo la felice espressione di Paul Ricœur –, Karl Marx, Friedrich W. Nietzsche e Sigmund Freud, avevano messo in discussione nei loro scritti tutte le certezze della nostra società (la religione, la politica, i valori tradizionali, la morale giudaico-cristiana…), suscitando seri dubbi sulla forza della percezione umana della realtà, la “superstizione della logica” di cui parlava Nietzsche. E furono anche il seme, da un punto di vista artistico, delle avanguardie, che avevano come obiettivo principale mettere in discussione lo status quo culturale, esplorando nuove sensibilità, per scavare nell’universo dell’inconscio, dei sogni, e dando libero sfogo alle passioni e ai desideri, alle fantasie e alle paure, come elementi tanto “reali” quanto lo spazio, il tempo e il senso stesso delle emozioni.
Forse per questi motivi, il cinema, l’arte sospetta per eccellenza – è arte, è industria? Riflette la realtà così com’è o come la percepiamo, la sogniamo? –, ha sviluppato una forma di espressione molto particolare: così chiamato dalla fusione tra le parole mock (simulazione, beffa) e documentary (documentario), il mockumentary dubita apertamente, in maniera creativa, dell’esistenza della “realtà”, e del cinema come arte “del reale”. Il mockumentary abbraccia le idee del costruttivismo epistemologico, secondo il quale la realtà è una costruzione fino a certo punto “inventata” da chi guarda: non possiamo conoscere la realtà così com’è perché, per sapere qualcosa, organizziamo i dati (anche le percezioni di base) in un quadro teorico o mentale modellato dalla nostra cultura, emozioni, esperienze. […]

…segue per 4 pagine nel numero 220 di Blow Up, in edicola a Settembre 2016 al costo di 6 euro

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