NEW AGE IS BACK
NEW AGE IS BACK
di Gino Dal Soler

“Detesto la New Age perché manca di cattiveria.” (Harold Budd)

“Qualsiasi via è solo una via, e non c’è nessun affronto a se stessi o agli altri, nell’abbandonarla, se questo è ciò che il cuore ti chiede di fare.” (Carlos Castaneda, dagli insegnamenti di Don Juan)

COME DAR torto ad Harold Budd se solo pensiamo all’esplosione del fenomeno New Age in pieno riflusso anni ‘80? Sento ancora adesso il fastidio e il disagio di critici e ascoltatori al primo sentore di sonorità che non appartenevano al mondo del rock e nemmeno a quello dell’avanguardia e della sperimentazione più ardita. Sonorità che facevano rima con banalità, in una sequenza di suoni stucchevoli e “light” che con un certo disprezzo venivano di volta in volta identificati come muzak, elevator music (musica per ascensori), wall paper music o, nella migliore delle ipotesi, musica di intrattenimento per salotti borghesi di annoiati yuppies alla ricerca di se stessi. Insomma una musica perfettamente adatta per mitigare o paradossalmente enfatizzare lo sfrenato edonismo degli anni ‘80. Tutti ignari che probabilmente l’accanimento (terapeutico?) contro un fenomeno che da emergente si fece in breve tempo dilagante sottaceva un certo livore ideologico che a un motivato e argomentato spirito critico opponeva un isterico rifiuto - insomma da evitare come la peste. Trovandoci in qualche modo impreparati a valutare una musica di facile ascolto, solitamente strumentale, tanto acustica quanto elettronica, vieppiù rilassante e distesa, dalle tinte pastorali e paradisiache, una musica che ci appariva con certa ragione debole e consolatoria, tecnicamente impeccabile sia pure con uso smodato di suoni presettati e non di rado senz’anima. Ma che rispondeva al bisogno sacrosanto e umanissimo di conforto e a un desiderio autentico, per quanto naif, di portare pace in un mondo ostile. Questo accadeva, qui da noi perlomeno, con la bruciante sconfitta del movimento del ‘77 che ancora ci pesava e il furore del punk a tentare di far piazza pulita di ogni sentore di “vecchio”. Del resto eravamo giovani, eravamo stupidi e avevamo perso. E dalle ceneri di quel tragico, straordinario movimento, chi non imbracciò la via della clandestinità e della lotta armata o non finì tra le braccia mortifere dell’eroina se ne andò in India cercando il meraviglioso o semplicemente se stesso, inventandosi magari l’idea di una “nuova coscienza” che ci avrebbe salvati dalla perdizione. Lo ammetto, fui tra questi ultimi. […]

…segue per 10 pagine nel numero 190 di Blow Up, in edicola a Marzo 2014 al costo di 6 euro

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