Nino Ferrer
Nino Ferrer
di Alberto Pezzotta

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A Nizza nell’estate 1991 compro la rivista «Les Inrockuptibles» (il numero 30) perché c’è un’intervista a Samuel Fuller. Il secondo nome in copertina, dopo Leonard Cohen, è Nino Ferrer. C’è un’intervista lunghissima, ma il nome non mi dice assolutamente niente. In tenera età non l’avevo intercettato su Rai Uno con Raffaella Carrà in Io, Agata e tu…? Col senno di poi mi pare impossibile. La lunga intervista di JD Beauvallet e Stéphane Arno mi torna utile quando un bel giorno del 2012 vedo su RAI 3 Elio e le storie tese che rifanno Viva la campagna (che diventa Viva la Carfagna) e ho un’illuminazione: ma certo, Nino Ferrer! Solo un genio può avere scritto una canzone così. Qualche tempo dopo compro il cofanetto L’Intégrale des enregistrements studio et live en 14 CD della Barclay, a prezzo ragionevolissimo (anche se integrale non è, mancano tutte le musiche da film, le collaborazioni e buona parte delle canzoni in italiano), e inizio sistematicamente la riscoperta. Scoprendo di non essere l’unico. Meno male. Visto che il 13 agosto di vent’anni fa Agostino Arturo Maria Ferrari, in arte Nino Ferrer, si è tolto la vita in un campo dell’Occitania, due giorni prima di compiere sessantaquattro anni, decido di scrivere un pezzo. Dove però non voglio ripetere quello che trovate in rete o su qualche libro (in francese). Quindi, mi sbrigo sui dettagli biografici: padre ingegnere genovese, Pierre Ferrari; madre francese, cresciuta in Nuova Caledonia; genitori amatissimi; laurea alla Sorbona in antropologia; vocazione musicale; successo internazionale ma soprattutto franco-italiano; Rolls Royce e Maserati; Brigitte Bardot, moglie (Kinou) e due figli; ritiro a Montcuq, una tenuta in campagna in Occitania; isolamento crescente dall’industria discografica; pittura; colpo di fucile nel cuore qualche giorno dopo la morte della madre. Iniziamo ad ascoltare. […]

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