Not Moving
Not Moving
di Roberto Calabṛ

Dall’autunno del 1981 al 1988 – e poi fino al 1995, sebbene in una versione “apocrifa” - i Not Moving sono stati tutto quello che si credeva che in Italia non potessimo avere, ossia un gruppo calato nella contemporaneità di gruppi come X, Gun Club e Cramps, nomi a cui vennero sovente accostati. Avevano vent’anni, non facevano compromessi e incarnavano lo spirito più autentico del rock’n’roll, quello che si abbevera alle radici del blues, che affonda le mani nell’immenso patrimonio garage, surf e psichedelico dei Sixties, che è punk fino al midollo. In ogni loro live-show non sapevi mai cosa potesse accadere, c’era una sensazione costante di pericolo e avvertivi la presenza della sacra trimurti sesso, droga e rock’n’roll con in più un pizzico di esoterismo.
Dopo l’estemporanea reunion del 2005-6, adesso sono tornati con il moniker Not Moving L.T.D. e un nuovo straripante LP, “Love Beat”. Con il tour che seguirà pare che Lilith, Tony Face e Dome La Muerte vogliano mettere la pietra tombale sulla loro straordinaria avventura artistica. Ma a noi tocca pigiare il tasto “rewind” e ritornare indietro a quegli incerti, febbrili giorni di fine 1981. La città è Piacenza, bassa Padana. Antonio “Tony Face” Bacciocchi, uno spilungone di vent’anni, è un nome noto non soltanto in città: mod della prima ora, pubblica la fanzine “Faces” e suona la batteria in un gruppo punk hardcore, i Chelsea Hotel, da cui è appena uscito Paolo “Shadow” Molinari. Ai primi di settembre proprio lui e Molinari, che canta e suona la chitarra, si incontrano con il bassista Danilo “Dany D.” Dellagiovanna e il cantante Ugo Solenghi e cambiano intestazione ai neonati No Eyes, prendendo a prestito il nome da Not Moving dei DNA, uno dei brani più dissonanti racchiusi in “No New York”, la raccolta-manifesto della No Wave americana. […]

…segue per 6 pagine nel numero 286 di Blow Up, in edicola a marzo 2022

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