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Riccardo Bertoncelli

Un ricordo di Nuggets

[nella foto i Count Five]

LA RHINO RECORDS sta per ristampare in doppio vinile 180 grammi un grande classico del rock, uno dei pochi a cui si addica davvero l’aggettivo “epocale”: Nuggets, l’antologia Elektra che Lenny Kaye curò nel 1972 e in questi mesi ha compiuto quarant’anni. Bella idea, anche perché era un compleanno che stavamo bucando tutti; la mania degli anniversari continua a imperversare ma si scordano sempre i più sfiziosi.
Io Nuggets me lo ricordo quando uscì, copertina variopinta etichetta con la farfalla. Stava in uno scaffale basso a due eipiani nell’ufficio del mio amico Pier Tacchini quando faceva il label manager alla Ricordi di via Berchet – quando i discografici erano persone serie, mi viene da dire. La Ricordi distribuiva in Italia la Warner Bros; che a quel punto stava diventando WEA, nel senso che aveva assorbito Atlantic ed Elektra e si profilava come una monumentale major con un catalogo ricchissimo di cose interessanti. Una volta al mese arrivavano di default due copie delle uscite USA nell’ufficio di Pier e io ficcavo il naso, prelevandone quasi sempre una. Va da sé che non mi interessavano tanto i Neil Young o gli Yes che si sarebbero stampati per forza ma i nomi di culto, gli outsider, i progetti speciali; che so, Bonnie Raitt, Ry Cooder, gli Youngbloods, o tutta la serie Raccoon, che collezionavo con l’orgoglio di chi sapeva che in quel momento quei dischi li stavamo ascoltando in tre, io e due altri fissati a Yokohama e nel deserto del Mojave.
Un giorno su quello scaffale planò Nuggets. Era l’autunno del 1972, credo, sul Web non trovo la data precisa e devo desumerla da un vecchio quaderno a quadretti con appunti per “Freak”, il mio ciclostilato di allora. Più che un disco e basta era un fragoroso bengala, una sirena incantatrice, che dietro la copertina many fantastic colours nascondeva musica intrigante e una cornucopia di note - una polla d’acqua fresca per noi assetati di informazioni in tempi in cui tutto era poco & lontano & difficile. Le righe di presentazione, già quelle, erano avvincenti come l’inizio di un grande giallo: “Questa è la storia di un periodo di transizione del rock americano, un’epoca fiabesca che schizzò tanto rapidamente che nessuno capì bene come comportarsi mentre accadeva; solo a distanza di tempo è stato possibile farsi un’idea precisa, per la vasta serie di innovazioni che ne sono scaturite, sia a livello di ascolto musicale sia come costruzione della musica.” […]

…segue per 4 pagine nel numero 177 di Blow Up, in edicola nel mese di Febbraio 2013 al costo di 6 euro.

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