Otomo Yoshihide intervista
Otomo Yoshihide intervista
di Nazim Comunale
“Tutto ciò che vive fa rumore – Che apologia del minerale!”
[Emil Cioran]
“SE POTESSIMO sentire tutti i suoni che esistono, impazziremmo”, così affermava Charlie Parker, e questa frase sembra sintetizzare al meglio l’approccio di Otomo Yoshihide alla musica. Dalla fine degli anni ‘80, Otomo San si è affermato come uno dei protagonisti della sperimentazione tout court a livello globale, esplorando e spostando sempre un passo avanti con costanza i confini tra suono e rumore, tra ordine e caos. Con una carriera che spazia dal jazz al noise, passando per l’improvvisazione più radicale e la composizione per colonne sonore, Otomo Yoshihide si è sempre mosso tra generi e stili con una libertà espressiva fuori dal comune, in grado di attraversare la musica con la stessa disinvoltura con cui si cambiano stazioni radio. Nato a Yokohama ma trasferitosi a Fukushima all’età di nove anni, inizia la sua carriera musicale affascinato dalla chitarra e dal giradischi, strumenti che resteranno centrali nel suo percorso. A influenzarlo, fin dall’adolescenza, sono artisti come Masayuki Takayanagi e Kaoru Abe, che gli aprono la strada verso l’improvvisazione radicale. Yoshihide non si limita però a ripetere il passato, ma lo reinterpreta, inglobando nel suo stile il rumore come elemento essenziale. Questo, infatti, diventa per Otomo una forma di verità, un modo per abbattere i confini tra suono “utile” e “inutile”, un invito ad ascoltare l’invisibile e l’inudibile, a trovare la bellezza nel disordine. Con il progetto Ground Zero, Yoshihide ha conquistato la scena internazionale, proponendo una musica che sfida le categorie, un misto di free punk,noise, jazz, elettronica e cultura pop giapponese, creando quello che è stato definito un “caos organizzato”, un suono che esondava da ogni argine e emergeva per la sua potenza dirompente. Il suo lavoro ha saputo intrecciare in maniera inedita le trame del passato con l’avanguardia più estrema, arrivando a definire un’estetica del rumore che ha influenzato generazioni di musicisti e ascoltatori ai quattro angoli del pianeta. L’improvvisazione è al centro del suo metodo compositivo: “Per me improvvisazione è praticamente un sinonimo di esistere e stare al mondo”, dice, un’affermazione che riecheggia quella di John Cage, secondo cui “Non c’è bisogno di aggiungere rumore alla vita, basta saperlo ascoltare”. In un’epoca in cui l’ascolto sembra sempre più passivo, Yoshihide ci invita a riscoprire l’atto stesso di ascoltare come forma di resistenza e di libertà. […]
…segue per 6 pagine nel numero 332 di Blow Up, gennaio 2026
• Se non lo trovate in edicola potete ordinarlo direttamente dal nostro sito (BU#332) al costo di 12 euro (spese postali incluse) e vi verrà spedito immediatamente come ‘piego di libri’ (chi desidera una spedizione rapida ci contatti via email).
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Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
“Tutto ciò che vive fa rumore – Che apologia del minerale!”[Emil Cioran]
“SE POTESSIMO sentire tutti i suoni che esistono, impazziremmo”, così affermava Charlie Parker, e questa frase sembra sintetizzare al meglio l’approccio di Otomo Yoshihide alla musica. Dalla fine degli anni ‘80, Otomo San si è affermato come uno dei protagonisti della sperimentazione tout court a livello globale, esplorando e spostando sempre un passo avanti con costanza i confini tra suono e rumore, tra ordine e caos. Con una carriera che spazia dal jazz al noise, passando per l’improvvisazione più radicale e la composizione per colonne sonore, Otomo Yoshihide si è sempre mosso tra generi e stili con una libertà espressiva fuori dal comune, in grado di attraversare la musica con la stessa disinvoltura con cui si cambiano stazioni radio. Nato a Yokohama ma trasferitosi a Fukushima all’età di nove anni, inizia la sua carriera musicale affascinato dalla chitarra e dal giradischi, strumenti che resteranno centrali nel suo percorso. A influenzarlo, fin dall’adolescenza, sono artisti come Masayuki Takayanagi e Kaoru Abe, che gli aprono la strada verso l’improvvisazione radicale. Yoshihide non si limita però a ripetere il passato, ma lo reinterpreta, inglobando nel suo stile il rumore come elemento essenziale. Questo, infatti, diventa per Otomo una forma di verità, un modo per abbattere i confini tra suono “utile” e “inutile”, un invito ad ascoltare l’invisibile e l’inudibile, a trovare la bellezza nel disordine. Con il progetto Ground Zero, Yoshihide ha conquistato la scena internazionale, proponendo una musica che sfida le categorie, un misto di free punk,noise, jazz, elettronica e cultura pop giapponese, creando quello che è stato definito un “caos organizzato”, un suono che esondava da ogni argine e emergeva per la sua potenza dirompente. Il suo lavoro ha saputo intrecciare in maniera inedita le trame del passato con l’avanguardia più estrema, arrivando a definire un’estetica del rumore che ha influenzato generazioni di musicisti e ascoltatori ai quattro angoli del pianeta. L’improvvisazione è al centro del suo metodo compositivo: “Per me improvvisazione è praticamente un sinonimo di esistere e stare al mondo”, dice, un’affermazione che riecheggia quella di John Cage, secondo cui “Non c’è bisogno di aggiungere rumore alla vita, basta saperlo ascoltare”. In un’epoca in cui l’ascolto sembra sempre più passivo, Yoshihide ci invita a riscoprire l’atto stesso di ascoltare come forma di resistenza e di libertà. […]
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TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000







