Prince "Around The World In A Day"
Prince "Around The World In A Day"
di Christian Zingales
A fine 1984, mentre il tour di “Purple Rain” procede verso il suo culmine americano, Prince a sorpresa annuncia ai membri della band The Revolution, in quel periodo il suo gruppo fisso, che i live si fermano lì. Niente concerti europei, né escursioni giapponesi ed australiane, come invece era in programma. L’ultima data è all’Orange Bowl di Miami, aprile 1985, e Prince saluta la folla dicendo “Ora devo andare, e non so quando tornerò. Voglio solo che sappiate che Dio vi ama. Lui ci ama tutti”. Due settimane dopo esce a sorpresa “Around The World In A Day”. La band e prima ancora la Warner avevano provato a dissuadere Prince, buttare al vento quella parte di tour secondo loro era una follia, ma lui non vuole sentire ragioni. “Purple Rain” il disco era stata la sua conquista del vertice della classifica di vendita, il film aveva guadagnato settanta milioni di dollari, dieci volte il suo costo di produzione, il tour aveva reso tangibile questo enorme successo con una serie di date che avevano creato il delirio, sei mesi di durata per novantotto concerti e un milione e settecentomila biglietti venduti, guest come Bruce Springsteen e Madonna che arrivavano sul palco. “For You”, “Prince”, “Dirty Mind”, “Controversy” dal ’78 all’81 avevano posto le basi del genio dell’uomo, certificato da “1999” nell’82 a caratteri di fuoco nelle fattezze di un doppio vertiginoso album, e “Purple Rain” era l’espressione più lucente e comunicativa di un artista dalla creatività febbricitante, la sua consacrazione come popstar planetaria. Ma ora Prince voleva sterzare, fare, come sempre dall’inizio del suo percorso, quello che aveva nella mente e nel cuore, lontano da ogni diktat commerciale. E l’album con cui spiazza chi si aspettava da lui che spingesse l’acceleratore su qualsivoglia formula, è un disco all’inizio stigmatizzato come un fallimento da quei critici coi paraocchi che l’artista di Minneapolis ha sempre detestato, ma che rimarrà nel tempo per quella meraviglia che è, un album speciale e il cuore del periodo aureo princiano che si sarebbe concluso con la fine degli anni ‘80, un ponte arcobaleno tra le succitate, precedenti tappe, e il climax orgasmico degli ultimi capolavori, da “Parade” dell’86 a “Sign O’ the Times” dell’87, fino agli estatici “Lovesexy” dell’88 e “Batman” dell’89. Per capire come sia stata rigorosa la sua volontà di non avere nessun tipo di intromissione artistica, Prince ha preteso che la Warner non annunciasse il disco, non lo pubblicizzasse, non mettesse nessuna titolazione in copertina, non lo lanciasse con singoli. Le concessioni saranno nelle seconde stampe uno sticker in copertina con il titolo in pendant con la grafica e che un mese dopo l’uscita si potessero veicolare dei singoli, che saranno quattro, e tutti classici: Raspberry Beret, Paisley Park, Pop Life e America. […]
…segue per 8 pagine nel numero 332 di Blow Up, gennaio 2026
• Se non lo trovate in edicola potete ordinarlo direttamente dal nostro sito (BU#332) al costo di 12 euro (spese postali incluse) e vi verrà spedito immediatamente come ‘piego di libri’ (chi desidera una spedizione rapida ci contatti via email).
• Il modo migliore, più rapido, sicuro ed economico per avere Blow Up è l’abbonamento: non perderete neanche uno dei numeri pubblicati perché in caso di eccessivo ritardo o smarrimento postale vi faremo una seconda spedizione e riceverete a casa i quattro libri della collana trimestrale Director’s Cut il mese stesso della loro uscita per un risparmio complessivo di 60 euro!
Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
A fine 1984, mentre il tour di “Purple Rain” procede verso il suo culmine americano, Prince a sorpresa annuncia ai membri della band The Revolution, in quel periodo il suo gruppo fisso, che i live si fermano lì. Niente concerti europei, né escursioni giapponesi ed australiane, come invece era in programma. L’ultima data è all’Orange Bowl di Miami, aprile 1985, e Prince saluta la folla dicendo “Ora devo andare, e non so quando tornerò. Voglio solo che sappiate che Dio vi ama. Lui ci ama tutti”. Due settimane dopo esce a sorpresa “Around The World In A Day”. La band e prima ancora la Warner avevano provato a dissuadere Prince, buttare al vento quella parte di tour secondo loro era una follia, ma lui non vuole sentire ragioni. “Purple Rain” il disco era stata la sua conquista del vertice della classifica di vendita, il film aveva guadagnato settanta milioni di dollari, dieci volte il suo costo di produzione, il tour aveva reso tangibile questo enorme successo con una serie di date che avevano creato il delirio, sei mesi di durata per novantotto concerti e un milione e settecentomila biglietti venduti, guest come Bruce Springsteen e Madonna che arrivavano sul palco. “For You”, “Prince”, “Dirty Mind”, “Controversy” dal ’78 all’81 avevano posto le basi del genio dell’uomo, certificato da “1999” nell’82 a caratteri di fuoco nelle fattezze di un doppio vertiginoso album, e “Purple Rain” era l’espressione più lucente e comunicativa di un artista dalla creatività febbricitante, la sua consacrazione come popstar planetaria. Ma ora Prince voleva sterzare, fare, come sempre dall’inizio del suo percorso, quello che aveva nella mente e nel cuore, lontano da ogni diktat commerciale. E l’album con cui spiazza chi si aspettava da lui che spingesse l’acceleratore su qualsivoglia formula, è un disco all’inizio stigmatizzato come un fallimento da quei critici coi paraocchi che l’artista di Minneapolis ha sempre detestato, ma che rimarrà nel tempo per quella meraviglia che è, un album speciale e il cuore del periodo aureo princiano che si sarebbe concluso con la fine degli anni ‘80, un ponte arcobaleno tra le succitate, precedenti tappe, e il climax orgasmico degli ultimi capolavori, da “Parade” dell’86 a “Sign O’ the Times” dell’87, fino agli estatici “Lovesexy” dell’88 e “Batman” dell’89. Per capire come sia stata rigorosa la sua volontà di non avere nessun tipo di intromissione artistica, Prince ha preteso che la Warner non annunciasse il disco, non lo pubblicizzasse, non mettesse nessuna titolazione in copertina, non lo lanciasse con singoli. Le concessioni saranno nelle seconde stampe uno sticker in copertina con il titolo in pendant con la grafica e che un mese dopo l’uscita si potessero veicolare dei singoli, che saranno quattro, e tutti classici: Raspberry Beret, Paisley Park, Pop Life e America. […]…segue per 8 pagine nel numero 332 di Blow Up, gennaio 2026
• Se non lo trovate in edicola potete ordinarlo direttamente dal nostro sito (BU#332) al costo di 12 euro (spese postali incluse) e vi verrà spedito immediatamente come ‘piego di libri’ (chi desidera una spedizione rapida ci contatti via email).
• Il modo migliore, più rapido, sicuro ed economico per avere Blow Up è l’abbonamento: non perderete neanche uno dei numeri pubblicati perché in caso di eccessivo ritardo o smarrimento postale vi faremo una seconda spedizione e riceverete a casa i quattro libri della collana trimestrale Director’s Cut il mese stesso della loro uscita per un risparmio complessivo di 60 euro!
Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000







