Rhiannon Giddens
Rhiannon Giddens
di Piercarlo Poggio

Sale sul palco del Folk Club a piedi nudi, com’è sovente sua abitudine, facendosi largo tra gli spettatori assiepati ovunque. Un’immagine quasi biblica, perché lo spazio di via Perrone 3 bis a Torino è pieno oltre ogni limite – c’è chi è venuto da lontano, qualcuno pure dalla Svizzera – ed esaurito dal giorno in cui è stata annunciata la data. È venerdì 18 gennaio, la notte non è tempestosa eppure questo è il debutto assoluto in terra italica di Rhiannon Giddens. La domanda “com’è possibile?” è lecita, considerata la caratura di un’artista abituata a stage di culto (Grand Ole Opry, Austin City Limits), a esibizioni di fronte a capi di stato, a premi e riconoscimenti (al momento dieci, dal Grammy per il folk con i Carolina Chocolate Drops nel 2011 al prestigioso MacArthur Fellowship) e il cui video di Wayfaring Stranger, brano sinora da lei mai inciso, ha superato il milione e cento di visualizzazioni. Il dato culturale ha la sua parte, in quanto storicamente nel Bel paese la root music proveniente dagli States – di qualunque origine fosse – ha sempre attecchito in modo marginale. Il resto lo ha fatto la ristrettezza di vedute di chi, a cominciare dagli uffici italiani della Warner, proprietaria dell’etichetta Nonesuch, aveva la possibilità di renderci la Giddens un volto noto e in dieci anni non ha mai trovato la voglia per promuoverla in maniera adeguata. È quanto conferma, con molta diplomazia, la stessa Rhiannon nell’intervista gentilmente concessaci al pomeriggio, prima del soundcheck: “Per il mio album di debutto da leader, Tomorrow Is My Turn, nel 2015, ho fatto un press day a Milano ma niente concerti. Forse non ho avuto sinora i giusti agenti, in grado anche soltanto di organizzarmi una serie di date. Ho suonato in Germania, Francia e altrove in Europa e là il pubblico ha sempre saputo oltrepassare la barriera culturale. Non so se sia questo il problema, perché in Italia la gente semplicemente non ha mai neanche avuto la possibilità di ascoltarmi. La Nonesuch rappresenta qualcosa di importante in America e nel Regno Unito, ma nel resto d’Europa lo è sicuramente meno, è soltanto una frazione della Warner, e se non c’è nessun discografico che si interessa a ciò che faccio, allora… Accade lo stesso in Francia, anche lì la Warner è abbastanza pigra, va un po’ meglio che in Italia, ma non c’è molta differenza”. […]

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