RICHARD BRAUTIGAN
RICHARD BRAUTIGAN
Bizarre

Un ricordo retrospettivo di RICHARD BRAUTIGAN e della sua breve ma memorabile carriera. Ovvero, di come trascendere dallo status di scrittore emblema della generazione hippie verso un altro livello di consapevolezza letteraria. A caro prezzo.

SAPETE COM’È, con le etichette: una volta acquisite, diventa difficilissimo scrollarsele di dosso. Con Richard Brautigan, complice l’enorme popolarità acquisita dal suo secondo romanzo, Pesca alla trota in America, la definizione più ricorrente è quella di “scrittore hippie”, magari con reminiscenze beat (non sono infrequenti i paragoni con gente come Kerouac o Ferlinghetti). Quanto di più riduttivo si possa pensare dell’autore; non che non ci siano affinità tra Brautigan e la controcultura californiana degli anni ’60, ma l’80% della sua carriera è volto allo smarcamento dai suoi stereotipi.
Di fatto, furono però proprio gli hippie a portare Brautigan al successo: Pesca alla trota in America riuscì a vendere l’esorbitante cifra di due milioni di copie alla sua pubblicazione (nel ’67), cifra che si sarebbe poi raddoppiata con le traduzioni degli anni successivi. Ora, conoscendo il libro in questione (recensito su BU#151), non si può che rimanere meravigliati di fronte all’evidenza: Pesca alla trota non è affatto un libro facile, è sgusciante, fatto tutto di evocazioni suggestive e frammenti di storia, senza linearità e tanto meno trama definita. Il fatto che piacque tanto ai “rivoluzionari” coi fiori nei capelli la dice lunga su quanto il movimento fosse impostato su concetti volatili e privi di concretezza, e preferisse di gran lunga il surreale al reale, l’escapismo all’azione. Se Pesca alla trota in America è ancora oggi un classico - una versione delle Gesta e avventure del dottor Faustroll di Jarry ambientata nei sixties americani - è certamente per la sua straordinaria potenza poetica ed evocativa piuttosto che per i riferimenti più o meno riconoscibili alla vita politica e culturale di quei tempi. L’adozione di quel testo a paradigma rappresentativo della controcultura è significativa nel mostrare la purezza ideologica che dominava quei tempi (e che, d’altronde, non avrebbe portato in sostanza a nessun risultato concreto). […]

…segue per 4 pagine nel numero 177 di Blow Up, in edicola nel mese di Febbraio 2013 al costo di 6 euro.

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