RICHIE HAWTIN
RICHIE HAWTIN
di Christian Zingales

RICHIE HAWTIN qua, Richie Hawtin là, è preso da sé Richie, si parla addosso, ma in quest’intervista espone anche serenamente il suo punto di vista su molti lati contraddittori della sua attività da DJ, all’indomani del nuovo album come Plastikman, “Ex”, musica registrata per un live al Guggenheim di New York, recensione nel numero scorso, che invece a livello produttivo lo conferma, se mai ci fosse stato bisogno di una conferma, come uno dei grandi della musica elettronica di tutti i tempi. La metamorfosi del DJ Hawtin avviene nella seconda metà dei ’90. Nato in Inghilterra, da bambino Richie si trasferisce con la famiglia in Canada, e all’inizio dei ’90 eccolo muoversi verso Detroit dove con John Acquaviva fonda la Plus 8, un’etichetta che mette il suo marchio sulla storia della techno ma che crea qualche problema. Hawtin, bianco e dai modi ritenuti forse troppo veloci, subisce ripetuti attacchi dall’epicentro della scena techno detroitiana, che è notoriamente nera e, in certi suoi quartieri radicali, molto intransigente. C’è addirittura qualche reprimenda fisica inizialmente, ma si arriverà al punto di non ritorno quando la polizia attraverso una serie di strani inghippi burocratici decreta un non diritto di cittadinanza e Hawtin viene allontanato per un anno e mezzo dalla città. Ripiegherà nuovamente in Canada. Poi a New York. E a Berlino, dove si compie la metamorfosi. Da DJ capace di veicolare tutta la autenticità tra house e techno che era eccolo ora burattinaio del nuovo trend minimal, la nuova label che si chiama Minus, un concetto di groove ultratecnico e molto vacuo, lui calato nella parte in una sorta di edonismo tecnologico fine a sé stesso però vendibile tanto in circuiti avant quanto nel clubbismo più da sbarco, un individuo cambiato anche fisicamente. Una storia nota agli introdotti, e su cui è giusto tornare perché se il DJ è diventato una star che ha illuminato di vuoto la scena influenzandone il corso e togliendo sostanza alla techno ma alla lunga anche all’house, con tanti pupazzi che sono i DJ di oggi a marciare sul percorso aperto da lui, poi il produttore ha mantenuto una sua alterità rispetto a queste dinamiche, esprimendosi molto di rado – tre Plastikman album dal 1996 a oggi -, ma sempre con una inesorabilità, sempre dentro una drammaturgia che oggi sembra trovare uno snodo cruciale nella pubblicazione di “Ex”. […]

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