Rooms Wide Shut
Rooms Wide Shut
di Roberto Curti

[nell’immagine: Ménace d’assassin, di René Magritte]

Facendo quattro passi tra le fazioni che si stanno scannando sul terreno di battaglia dell’ultimo Tarantino (gli odiosi otto sono ormai ottanta, ottocento, ottomila, spesso grafomani come il mandriano Joe Gage e cavillosi come Oswaldo Mobray) nel chiuso agone di giornali, web e social, capita di imbattersi in passaggi come i seguenti: «è la riproposizione in chiave western di Dieci piccoli indiani… e poi non rimase nessuno di Agatha Christie, e infatti The Hateful Eight si avvicina molto, per circostanze e svolgimento, agli enigmi della camera chiusa, di cui il romanzo di [sic] Christie è l’esempio principe»; «il western rivisitato in chiave pulp e vagamente condito da ingredienti splatter innestati però su una struttura da giallo da camera chiusa»; «una sceneggiatura straripante […] ma perfettamente adatta al contesto dell’enigma a camera chiusa»; «Sembra quasi un giallo della camera chiusa alla Dieci piccoli indiani e in genere alla Agatha Christie»; «Sette uomini e una donna, costretti dalla bufera a trovare riparo in un emporio sperduto tra le montagne innevate del Wyoming, non sono che tasselli di un puzzle di menzogne intrappolati nel più classico dei gialli “della camera chiusa”.» Ora, cos’è esattamente un enigma della camera chiusa? Leggendo i passi sopra riportati, si ha l’impressione che gli estensori abbiano le idee un po’ confuse, e considerino tali i mystery che si svolgono in una stanza o in un ambiente isolati dall’esterno. […]

…segue per 10 pagine nel numero 215 di Blow Up, in edicola ad Aprile 2016 al costo di 6 euro

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