RPM: Amy Winehouse "Back To Black"
RPM: Amy Winehouse "Back To Black"
di Carlo Babando

Un bel modo di raggiungere Camden, se è giugno e la giornata lo permette, è passare dal Queen Mary’s Rose Gardens. No, non è il nome di un pub o di una sala da tè, ma un’area decisamente amena dell’immenso Regent’s Park: distesa sterminata di alberi secolari, siepi curate in modo maniacale e punteggiate di fiori che hanno il riflesso delle scaglie dei pesci. Non ultimo, per l’appunto, lo scorcio multicolore di centinaia di rose abilmente coltivate da mani sapienti e precise nel giardino della regina, a ridosso di una manciata di panche di legno e giusto a due passi da un laghetto popolato di anatre e solcato da ponti nocciola che sarebbero piaciuti a Lord Byron. Un paesaggio decisamente vittoriano se volete, che attraverso i suoi sentieri vi introduce gentilmente al dedalo di piccole strade residenziali in cui potrete notare come i magnifici edifici di Albany St. disegnati da John Nash lasciano posto a bassi condomini sui cui muri si aggroviglia qualche murales, sempre più grande e sfacciato man mano che si avvicinano i binari dell’ormai lontana stazione di Euston. Basta attraversarli e sarete già in piena Camden, non lontano dal leggendario Electric Ballroom e da dove vi avrebbe lasciato la metropolitana, solo che ci siete arrivati attraverso un percorso in cui il silenzio si è progressivamente popolato di suoni e rumori – compresi quelli dei tantissimi double deckers a due piani che scaldano l’asfalto – e la vegetazione si è trasformata in cemento e poi in persone. Sui marciapiedi di Camden High St. le voci parlano tutte le lingue del mondo: puoi sentire l’inflessione caraibica degli anziani in camicia a fiori appollaiati su delle vecchie sedie di plastica; il ritmo allungato della parlata londinese di un gruppetto di muratori impegnati con l’ennesimo cantiere messo in piedi alla velocità della luce; l’accento indiano dei tanti venditori di souvenir a buon mercato che hanno aperto la loro attività lungo queste vie; nonché l’italiano/spagnolo/tedesco dell’assembramento di turisti che fanno continuamente capolino tra il dedalo di t-shirt contraffatte, spille della famiglia reale, bandierine e borsette varie che tappezzano ogni angolo visibile fino ad arrivare al Camden Lock Market. E’ da quel momento, mentre scorgi le acque del Regent’s Canal placidamente trafficate dai tour in direzione Little Venice, che per molti inizia la vera Camden. O perlomeno quella in cui tutti vorrebbero perdersi almeno una volta nella vita. […]

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