RPM: Fabrizio De André
RPM: Fabrizio De André
di Federico Guglielmi

Probabilmente per riuscirci occorre avere una certa età, ma cercate di trasferirvi con la mente in un 1971 in cui avete undici anni. In politica dominano DC e PCI, a casa avete due canali TV in bianco e nero, i videogiochi non esistono, il computer è un misterioso oggetto onnisciente menzionato in molti libri di fantascienza e Internet non si trova nemmeno in quelli. Siete un ragazzino riflessivo e più sveglio di quanto date a vedere e, benché siate spesso bullizzato dagli idioti di turno in quanto ancora bassino, vivete serenamente dividendovi tra studio, figurine Panini, treno elettrico, sport, letture “leggere” (i Peanuts, Asterix, L’Uomo Ragno scoperto casualmente con il n.1, gli “Urania”) e di livello, queste ultime “consigliate” da una mamma che alla cultura ci tiene sul serio e che si è imposta per chiamarvi Federico - evitandovi il Pasquale, il Domenico o il Rodrigo di nonni e bisnonno - in onore di Fellini, Chopin e Garcia Lorca, senza dimenticare innocenti ma dolorose infatuazioni per coetanee che mai saranno informate del vostro sentimento. Vi piace la lingua italiana e, per l’età che avete, parlate benissimo: avete uno zio che si diverte a farvi discorsi con termini forbiti, spronandovi a cercarli sul vocabolario ogni volta che coglie sul vostro volto il tipico stupore da “ma che significa?”. La nonna materna vi ripete a memoria decine di poesie che adorate ascoltare e inoltre masticate un po’ di inglese, perché i genitori ve l’hanno fatto studiare e nel 1967 vi hanno perfino portato a visitare Londra (purtroppo, non per vedere i Pink Floyd o altre band psichedeliche, ma per questo proverete dispiacere solo dopo un tot di anni). Poi, naturalmente, avete degli amici, non numerosissimi per via della vostra timidezza, che hanno frequentato la vostra stessa scuola elementare e che avete ritrovato alle medie.
Massì, è bello essere Federico Guglielmi, a Roma, nel 1971. […]

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