RPM: Return To Forever fet. Chick Corea “Hymn Of The Seventh Galaxy”
RPM: Return To Forever fet. Chick Corea “Hymn Of The Seventh Galaxy”
di Piercarlo Poggio

A scanso di equivoci, “Hymn Of The Seventh Galaxy” non mi ha salvato la vita e nemmeno me l’ha cambiata. Dato l’ambito a cui appartiene non sarebbe umanamente possibile, si dirà. Concordo. La salvezza delle anime è compito per definizione affidato ad altre musiche: occorrono miti, leggende e una buona dose di retorica. A parte il ricordo, non troppo nostalgico a dire il vero, a scriverne mi muove l’insano desiderio di restituire al jazz-rock un barlume di dignità nel suo insieme. Per quanto sia facile criticarne i limiti e le mancanze, l’approssimazione e le ristrettezze di vedute, fatico a definirlo terrificante e inutile come lo dipingono i detrattori, specie chi lo assimila erroneamente alla fusion. Termine quest’ultimo che da tempo non indica alcun genere specifico ed è applicato a caso.
“Hymn Of The Seventh Galaxy”, inciso al Record Plant di New York, appare nel 1973. È una data significativa per il jazz-rock. L’infilata di album coevi ne dimostra la vitalità in quel periodo. Dello stesso anno sono “Sweetnighter” – terza opera in studio per i Weather Report dopo l’omonimo esordio (1971), “I Sing The Body Electric” (1972), e appena prima di “Mysterious Traveller” (1974) – “Sextant” e “Head Hunters” di Herbie Hancock, “Spectrum” di Billy Cobham, “The Real Great Escape” di Larry Coryell, “The Inner Source” di George Duke, “Fingers” di Airto Moreira, “Funky Snakefoot” di Alphonse Mouzon. E se ci spostiamo oltre Atlantico troviamo “Birds Of Fire”, acuto della Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin (in precedenza già autori di “The Inner Mounting Flame” 1971), “Labyrinth” di Ian Carr with Nucleus (come recita l’intestazione) e “Abbiamo tutti un blues da piangere” del nostrano Perigeo. Artisti e dischi con differenze stilistiche anche marcate e però del tutto ascrivibili a questo matrimonio tra jazz e rock in senso lato che per molti all’epoca non s’aveva da fare. Per quanto si possa essere prevenuti, una mietitura da segnare sul calendario. Non durerà molto: ancora due anni di raccolti appena dignitosi e poi l’involuzione e la trasformazione/filiazione del genere sarà un dato di fatto. […]

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