RPM: SERGE GAINSBOURG "YOU'RE UNDER ARREST"
RPM: SERGE GAINSBOURG "YOU'RE UNDER ARREST"
di Alberto Pezzotta

QUANDO MORÌ, nel 1991, di Serge Gainsbourg in Italia si sapeva poco. Quello di Je t’aime... moi non plus (nella versione Albertazzi-Proclemer). Quello molto brutto (e pure ebreo) che aveva compagne molto giovani e belle (anche se di un tipo di bellezza androgino sui generis). Quello che bruciava una banconota da 500 franchi in diretta televisiva (per protestare contro le tasse). Quello di cui ogni tanto si occupavano “Panorama” o “L’Espresso” (o “Playmen”, in fotoservizi con la Birkin spogliata), tremila battute di intervista-fuffa sull’ultimo scandalo (come la Marseillaise rifatta a ritmo reggae con Sly and Robbie – e nessuno sapeva chi fossero – o la canzone sull’incesto cantata con la figlia Charlotte e con ritornello rubato a Chopin). Gli italiani non hanno mai conosciuto, in diretta, lo chansonier di Le Poinçonneur de Lilas e di Je suis venu te dire que je m’en vais, l’allievo di Boris Vian, l’autore-paroliere richiestissimo e spesso geniale (quando non solo furbo e cinico). Non hanno seguito le sue innumerevoli incarnazioni, attraversamenti di generi, rifacimenti di look e tantomeno i suoi sconfinamenti nel cinema (di Je t’aime moi non plus, il suo esordio nel 1975, non si accorse nessuno) e in letteratura (Evguénie Sokolov, 1980, storia di un artista petomane scritta in una lingua meravigliosamente ritorta). Poi, post mortem, e grazie anche all’opera di divulgazione compiuta dagli innumerevovoli omaggi (dal doppio Great Jewish Music: Serge Gainsbourg della Tzadik di John Zorn, che è spesso presuntuoso, irritante e tirato via, al dittico Intoxicated Man e Pink Elephants di Mick Harvey, che è solo corretto, fino a quello che, liberi di non crederci, mi sembra il più compiuto: Monsieur Gainsbourg Revisited, con i Franz Ferdinand, Jarvis Cocker e Michael Stipe), si è cominciato a capire che Gainsbourg è stato un grande musicista, facile da recuperare in epoca di modernariato postmoderno, dato che a partire da un certo punto ha anticipato molto (l’exotica fourth world ma anche proto-trip hop di Gainsbourg Percussions) e rifatto e riciclato quasi tutto (i due album reggae, Aux armes et caetera e Mauvaises nouvelles des étoiles, o quello rock’n’roll, tremendo, e che non sono mai riuscito ad ascoltare fino alla fine, Rock Around the Bunker), alternando concept album (Histoire de Melody Nelson – posso dirlo? un po’ sopravvalutato – e l’assai superiore L’Homme à tête de chou) e spazzatura inascoltabile. […]

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