RPM: That Petrol Emotion "Manic Pop Thrills"
RPM: That Petrol Emotion "Manic Pop Thrills"
Giancarlo Turra

“Come gli Undertones dopo che hanno scoperto le droghe, la letteratura e la politica. Però con più ragazze che ballano tra il pubblico.” (Reàmann O’Gormaín)

Vi sveliamo un segreto: a noi romantici piace innamorarci perdutamente degli artisti che avrebbero meritato molto di più. Per la semplice ragione che spesso si tratta di personaggi che non riesci a incasellare con precisione, dei quali fatichi più del solito a descrivere una musica che li imita e sfugge di continuo tra le dita, le parole e i neuroni. Sono quelli che modificano la percezione che abbiamo delle cose, che ci conquistano in forza di una visione limpida e di splendide canzoni, che da (a)tipici geni precorrono i tempi e, con il passare dei decenni e dell’acqua sotto ai ponti, si accomodano in una bolla di classicità eterna. Da quell’olimpo, il loro esempio rafforza la convinzione che il mutaforma per comodità chiamato “rock” possiede potenzialità inesauribili, benché ormai – del tutto comprensibilmente – progredisca a piccoli passi e non spicchi più dei salti quantici. A ogni modo, conta che, a dispetto della sovraproduzione, dei troppi esercizi stilistici e della dilagante faciloneria, sia vivo: lo dimostrano quei dischi che nel panorama attuale riescono a impressionarci e a lasciare un segno che vada oltre un ascolto di circostanza. Per venire al punto, i That Petrol Emotion sono un caso emblematico che avvalora la teoria di cui sopra, in primis perché dentro un nucleo di spiccata originalità riconosci numerosi padri eccellenti mescolati tra loro con l’ingegno e l’estro che rendono il loro primo LP una pietra miliare. Vedeva la luce quaranta anni or sono, “Manic Pop Thrill”, eppure non sembra per quanto risulta fresco, ispirato e colmo di inventiva anche se vanta un numero di imitatori prossimo allo zero e non ha inaugurato una scuola. In realtà è meglio così, siccome la scarsità di copie conformi (a fronte di seguaci che invece hanno colto l’approccio alla materia sonora) contribuisce in misura considerevole a sottolineare la statura degli artefici e l’inimitabilità di un “gioco a tutto campo” – fuor di metafora: un’attitudine al meticciato libero e totale che sintetizza e non ricicla – cui abbiamo fatto il callo ma che trova le proprie origini anche tra i solchi di questo disco. […]

…segue per 6 pagine nel numero 338/339 di Blow Up, luglio/agosto 2026

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