RPM: The Police "Synchronicity"
RPM: The Police "Synchronicity"
di Massimiano Bucchi

Ottobre, anni Ottanta. Un nuovo studente si aggiunge alla nostra classe, la sua famiglia si è trasferita. Un giorno si presenta in classe con due oggetti quadrati e sottili. A ricreazione li estrae dalle loro custodie e si compiace del nostro stupore per quelle primizie luccicanti. Sono due cd, quasi nessuno di noi ne ha visto uno prima. Uno è Toto IV dei Toto, grande successo di classifica di qualche tempo prima. L’altro è Synchronicity dei Police. Si commentano, senza molto capire, sigle come AAD. Il termine “digitale” ha per noi un sapore ancora esotico. Nelle settimane successive iniziano a circolare alcune cassette registrate, e una di Synchronicity arriva anche a me. Dei Police non so molto, fino a quel momento, ma va detto che agli inizi delle superiori la mia dotazione discografica è ancora piuttosto limitata: La Voce del Padrone di Battiato, le raccolte rosse e blu dei Beatles, The John Lennon Collection, una manciata di 45 giri (primo comprato: I was made for loving you dei Kiss).
Ricordo però di aver intercettato alla tv, qualche anno prima, proto-video clip di Message in a Bottle e forse anche di Roxanne. Mi colpisce, per quel che poco che riesco a vedere del cd, la copertina con le tre strisce pennellate di colore: blu per Stewart Copeland, giallo per Sting e rosso per Andy Summers davanti; giallo per Copeland, rosso per Sting e blu per Summers dietro. Mi incuriosisce il titolo. Da qualche parte leggo che è ispirato ad una teoria dello psicologo Carl Gustav Jung, la sincronicità, sulle coincidenze significative tra eventi non legati da un rapporto di causa ed effetto. Ogni scusa è buona a quell’età per perder tempo e svagarsi dagli studi obbligati, sicché finisce che a forza di ascoltare la cassetta decido di recuperare in biblioteca una copia dell’omonimo libro di Jung. E poi naturalmente di sentire qualcos’altro dei Police. Reggatta de Blanc lo trovo fortunosamente a casa di un parente. Outlandos d’Amour (nice price) e Ghost in the Machine (prezzo pieno) li compro in vinile. Primo perché non ho ancora a disposizione un lettore Cd, secondo perché i Cd costano all’epoca il doppio dei vinili. […]

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