RPM: YES "Close To The Edge"
RPM: YES "Close To The Edge"
di Piergiorgio Pardo

PER CERTI VERSI l'album che può essere considerato la vera summa artistica di tutto il genere progressivo. La freschezza qui si sposa all'ambizione, ma anche all'esperienza di un poker d'assi di album (il lungo praticantato di “Yes” e “A Time And A Word”, il nuovo inizio di “Yes Album”, l'affascinante maturità artistica di “Fragile”) che vide tour massacranti, aggiustamenti di tiro nella line-up, il confronto col difficile mercato americano. Ma nello stesso tempo è forse il disco che, alla luce del graduale ritorno di interesse al genere progressivo, è invecchiato meglio di qualunque altro. Se infatti si vogliono rintracciare i prodromi di una siffatta rinnovata attenzione in un disco epocale come “The Soft Bulletin” dei Flaming Lips e nel suo deuteragonista “Deserter's Song” dei Mercury Rev e seguirne poi le tracce sino alle recenti prove di un Jonathan Wilson, è proprio l'archetipo “Close To Edge” l'unico in grado di rendere ragione del ritrovamento di determinati suoni e produzioni, ma anche della ritrovata attualità della scrittura e delle tematiche prog. Il resto del progressive rock, che si parli della teatralità di Genesis e Van Der Graaf, delle raffinate costruzioni canterburyane, delle difficoltà “under construction” dei Gentle Giant, per citare solo alcuni esempi, fa anch'esso capolino nella musica dei nostri giorni, ma ingrediente per ingrediente, atto d'amore per atto d'amore, mentre è “Close To Edge” l'unico punto luce che, soprattutto nel rock americano, non ha mai smesso di essere un faro cui ciclicamente riferirsi. La ragione potrebbe essere ricercata anche nel fatto che tutta una generazione di strumentisti americani dell'età di mezzo (gruppi minori come Yezda Urfa, Starcastle, Babylon, ma anche gli stessi Kansas di “Masque” e i Rush di “A Farewell To The Kings”) hanno tenuto vivo nel tempo il suono Yes e gli hanno fatto attraversare indenne l'opera di decostruzione del punk, ma questo fatto da solo non basterebbe assolutamente a spiegare lo status di perenne attualità che investe il disco. Bisogna andare più a fondo. E in questa disamina partiremo dall'ambito che più difficilmente si può riuscire a carpire accostando il complesso universo dell'opera: l'aspetto testuale.

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