Rush
Rush
di Roberto Franco

“Sull’onda del successo internazionale di “2112” i Rush avevano raggiunto i mercati internazionali. (...) Il primo giugno del 1977 si esibirono per la prima volta davanti al pubblico inglese. (...) “Abbiamo sempre guardato con rispetto e ammirazione alle band progressive inglesi e questa per noi sarà un’ottima occasione per andare là e cercare di far nostra un’atmosfera di quel tipo”. Si può dire che il tempismo fu perfetto, perché proprio allora il progressive rock era oggetto di una violenta reazione critica. (...) A essere in crudo contrasto con i Rush era l'autenticità del punk, nonché la sua politica sinistrorsa. (...) Alla band toccò accorgersene a proprie spese in occasione di un’intervista a Barry Miles per il “New Musical Express”. Come chiunque altro in quella redazione, anche Miles non amava la musica dei Rush; a differenza dei suoi colleghi, però, era andato a documentarsi su Ayn Rand e il peana che i Rush le avevano dedicato in “2112” l’aveva scandalizzato a dire poco. Durante l’incontro (...) Lee e Lifeson rimasero in silenzio allibiti davanti a Peart e a Miles che dibattevano accanitamente di libertarianismo. “Quello che trovo interessante oggi in Ayn Rand è che la sua filosofia è la sola applicabile al mondo di oggi, in tutti i sensi”, sosteneva Peart convinto. (...) L’intervistatore volle sollevare qualche dubbio. Peart gli saltò al collo. “L’esempio migliore ce l’hai intorno”, disse. “Guarda l’Inghilterra! guarda come il socialismo ha ridotto l’Inghilterra! L’ha azzoppata! Guarda cosa ha fatto ai giovani. I Sex Pistols e tutti quegli altri, di cosa pensi si lamentino?” (...) (Alla fine) il NME, principale periodico musicale e arbitro del gusto, marchiò come “fascista” la musica dei Rush, musica di cui era coautore il figlio di un sopravvissuto alla Shoah [Geddy Lee, ndr.]”.
[David Wiegel/Marco Bertoli “Progressive Rock. Ascesa e caduta di un genere musicale” EDT 2017]

Questo episodio, tra le altre cose, illustra quanto i Rush fossero e sarebbero stati a distanze siderali da ciò che davvero accadeva nella musica pop a livello culturale (e la figura dell’eroe indomabile e solitario tratteggiato da Ayn Rand era il perfetto alibi per ciò). Eppure, alla fine, sarebbero divenuti una delle band più influenti del pantheon rock. Ma chi era Ayn Rand?
Studentessa di filosofia e giovane esule russa negli USA, Alissa Zinovyevna Rosenbaum si approprierà dell’idea del superamento degli opposti tramite la risoluzione delle contraddizioni insita nella dialettica, per anteporre al marxismo, che combatterà per tutta la vita, un sistema similare ma opposto. Rand, nel costruire il suo sistema filosofico, l’oggettivismo, parte dall’assioma del principio di identità aristotelico “A=A e non può essere non-A” per affermare che “la vita è (la vita)”, “la vita esiste” (è un assoluto). È possibile scegliere la vita e conseguentemente cercare il modo di prolungarla e renderla armoniosa, oppure no. Nel primo caso occorre risolvere le contraddizioni che ne celano la natura, ad esempio tra emozione e pensiero, poiché con una retta critica di se stessi l’emozione e il desiderio finiranno per accordarsi perfettamente alla ragione nel dirigersi verso uno scopo razionale e degno. […]

…segue per 10 pagine nel numero doppio 266/267 di Blow Up, in edicola a luglio e agosto 2020

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