Serge Gainsbourg
Serge Gainsbourg
di Carlo Babando

Immaginate una giornata di sole, a Parigi. È da poco passato Natale, c’è molto freddo ma non ha nevicato neanche un po’. Il civico 5 bis di Rue de Verneuil è all’inizio della strada, se arrivi girando da Rue des Saints-Pères e guardi a sinistra. Puoi tenere alle spalle la Senna, costeggiando piccoli antiquari e gallerie d’arte che espongono tesori inavvicinabili; oppure scendere dalla parte opposta, guadagnandoti l’attraversamento pedonale sull’asfalto del leggendario Boulevard Saint-Germain. Attorno c’è la scenografia della rive gauche, dove è bello immaginare Hemingway seduto al Café de Flore con Scott-Fitzgerald mentre si raccontano di feste mobili e uomini dal cuore spezzato. A due passi ecco Lipp, la brasserie ai cui tavoli hanno mangiato Camus, Sartre e De Beauvoir, sbirciando negli specchi inclinati che permettono di vedere chi entra ed esce dalla porta girevole. E poi, improvvisamente, è arrivato Serge a percorrere quelle stesse vie. Estate e inverno. Anche dopo che Jane era andata via, lui aveva mantenuto intatto il guardaroba che avevano progettato insieme: jeans tagliati appena sotto la caviglia e scarpe Repetto “Zizi” bianche, indossate sempre senza calze. Pure a dicembre, ovviamente. Non era una divisa, sebbene fosse vestito così la maggior parte dei giorni. Con il vento glaciale di Parigi, è difficile immaginare come facesse a sopravvivere senza ammalarsi di continuo. Si era trasferito in Rue de Verneuil alla fine degli anni Sessanta, ristrutturando una vecchia abitazione con l’illusione di andarci ad abitare insieme a Brigitte Bardot. Un’illusione appunto, perché lei era tornata dal marito e gli aveva persino chiesto di non pubblicare Je T’aime Moi Non Plus. Era una bomba, pensava Serge, sia lei che la canzone. Pazienza. Aveva incassato l’abbandono (non senza un certo numero di lacrime) facendo sbollentare i sospiri del brano incriminato in attesa di tempi migliori. Per citare un altro capolavoro di seduzione, sarà il 69 Année Érotique a fare da spartiacque tra il Gainsbourg in completo grigio e quello con la camicia aperta sul petto glabro e, ai piedi, l’immancabile paio di Repetto. Scarpe da ballo, fatte di un pellame morbido che lo costringeva a sostituirle ogni tre o quattro settimane. Le aveva trovate Jane, che in quel 1969 diventerà la sua nuova fidanzata, l’inquilina della casa di Rue de Verneuil, nonché il viso sulla copertina – e soprattutto la voce in metà scaletta – del disco “Jane Birkin - Serge Gainsbourg”. Solo un primo piano, come nell’obiettivo di una vecchia macchina fotografica, circondato da una spessa cornice nera. Lo stesso colore di ogni parete, nell’abitazione di Saint-Germain-des-Prés.

Ils s’aiment et la traversée / Durera toute une année / Il pardonnera ses caprices / Jusqu’en 70 / 69 année érotique
[69 Année Érotique]

L’idea delle pareti nere era un pallino fisso di Serge da quando, negli anni Cinquanta, aveva visitato l’abitazione parigina di Salvador Dalì insieme alla sua prima moglie. Se siete curiosi di sapere cosa accadde in quelle stanze mentre il proprietario non c’era, provate a recuperare una delle numerose biografie dell’artista francese. […]

…segue per 8 pagine nel numero 337 di Blow Up, giugno 2026

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