Stefano Pilia
Stefano Pilia
di Gino Dal Soler

[nell'immagine: Stefano Pilia, foto di Matilde Piazzi]

Partiamo da “Spiralis Aurea”, per cui rimando alla recensione pubblicata lo scorso marzo (BU#286).
Il seme generativo di queste ultime composizioni non è nato inizialmente da un rapporto diretto con la materia sonora. L’idea era di riuscire a imprimere in una forma musicale aspetti e caratteristiche del simbolo e delle sue geometrie. Il tipo di pensiero e di intenzioni dietro a questo lavoro hanno richiesto una metodologia diversa rispetto a ciò che avevo finora realizzato. Nel dare forma ai miei lavori precedenti sono sempre partito da una relazione diretta con il suono, attraverso la pratica sui miei strumenti, il basso, la chitarra, più in generale attorno ai processi di registrazione e produzione, pratiche certamente sempre accompagnate e direzionate da una riflessione estetica, filosofica e concettuale, ma in qualche modo anche determinate dalla specificità degli strumenti stessi e dal mio riflettermi in essi. Una specificità che è sia strutturale, cioè dovuta alle caratteristiche, alle proprietà ed ai limiti, ma è anche fatta di gesti e linguaggi, aspetti culturali e storici sedimentati negli strumenti e nelle pratiche sugli strumenti e dalla nostra storia personale su di essi. Un mondo inevitabilmente stratificato, intrecciato e complesso. Osservando il materiale che producevo individuavo poi progressivamente in esso un “racconto”, un meta-racconto. Il lavoro sulla forma arrivava come conseguenza e rielaborazione di ciò che in qualche modo andavo scoprendo e approfondendo attraverso la pratica strumentale. Una via che il materiale stesso indicava o rifletteva in me, di me o del mondo. In sintesi era il materiale generato secondo queste prassi ad indicare una via compositiva. L’opera si illuminava pian piano prendendo forma e senso lentamente, come se essa stessa fosse il risultato di un lungo laboratorio e processo alchemico. […]

…segue per 4 pagine nel numero 288 di Blow Up, in edicola a maggio 2022

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