The Legendary Stardust Cowboy
The Legendary Stardust Cowboy
Stefano I. Bianchi

[Outsiders #14]


È UNA BELLA LOTTA quella tra Hasil Adkins e il Legendary Stardust Cowboy per la mente più deragliata dello psychobilly. Posto che se il primo fu, per l’appunto, il primo, il secondo non fu secondo a nessuno. Mmmh… Diciamo allora che il Ledge – così amava e ama farsi chiamare da tutti il cowboy – è riuscito a farsi ricordare in eterno con un semplice singolo pubblicato nel ’68: converrete che non è da tutti. Ma andiamo per ordine.
Norman Carl Odam nacque il 5 settembre 1947 a Lubbock, Texas. “Quando avevo sei anni i miei genitori non mi mandarono a scuola perché non ero ancora pronto”, ricordava in una breve autobiografia scritta nel 1969 come press sheet per il suo secondo singolo, “ e quindi andai all’asilo, dove le maestre mi insegnarono a parlare. Ci vollero sei mesi per riuscirci ma alla fine ce la feci. A quell’età ero interessato solamente allo spazio, passavo ore a osservare la Luna e mi dicevo che un giorno l’uomo ci sarebbe andato, anche se io avrei preferito recarmi su Marte. Poi, una volta, quando avevo sette anni e stavo camminando verso casa dopo la scuola, dissi a me stesso che un giorno sarei stato famoso. Come, quando e dove non lo sapevo, ma sapevo che un giorno sarei diventato famoso”. Un impegno gravoso e per il quale bisognava a darsi da fare con una certa lena. Quindi Norman andò al college e si laureò in elettronica (!) ma, essendo appassionato, oltre che dello spazio, anche di storie del far west e di musica country, decise di fare il musicista. “C’erano molti amici miei al college che erano già famosi in un modo o nell’altro e io ero determinato a non esser secondo a nessuno”, ricorda ancora Norman. “Sapevo che non sarei mai stato un tipo da ufficio e cose simili. Passavo il tempo a cercare di farmi strada per essere ammirato e diventare popolare per qualcosa di straordinario. Iniziai a cantare perché immaginavo che così sarei stato capace di attrarre le ragazze, e invece finivo sempre per attrarre solo i ragazzi. Però nel frattempo imparavo un mucchio di canzoni western. Chet Atkins fu la mia ispirazione per la chitarra, poi cominciai a cantare le canzoni di Johnny Cash e Buck Owens sulla musica di Elvis Presley. Insieme alla musica studiavo anche i programmi spaziali e quindi finii per scrivere canzoni sullo spazio e i missili. Credo di aver scritto più canzoni sullo spazio di chiunque altro”.
Insieme alla chitarra Norman imparò a suonare anche l’armonica e il bugle (una trombetta senza tasti tipo quelle usate nell’esercito), poi si scelse il nome di battaglia di Legendary Stardust Cowboy perché “sapevo di esser destinato a diventare una leggenda del mio tempo”. Inoltre, dato che aveva sangue shawnee nelle vene, volle essere l’originale fino in fondo e iniziò a inserire nelle strofe che cantava anche urla di guerra pellerossa e tutto ciò che distingueva le ballate ‘naturalistiche’ dei suoi antenati: il canto degli uccelli, il gracidio delle rane, i suoni della foresta e, visto che c’era, anche i barriti degli elefanti e i ruggiti delle tigri, che forse erano mal posti nel leggendario West ma legavano benissimo con quel che lui aveva in testa di fare.
Stabilite le coordinate e fissati tutti i paletti etici ed estetici, Norman iniziò a farsi vedere in giro ai vari contest universitari e a suonare dove capitava: parcheggi, piscine, marciapiedi, sul tetto della sua auto. Poi salì di livello e cominciò a trovare qualcuno che lo faceva esibire nei bar e nei locali notturni; divenne una piccola attrazione, anche perché accompagnava il canto con un ballo scomposto e sgraziato: “I ragazzi mi lanciavano monetine e caramelle e le ragazze urlavano entusiaste perché i ragazzi mi trattavano in quella maniera. Ero diventato il cantante più popolare di tutti: una volta una ragazza mi passò una mano tra i capelli e io le cantai la mia canzone chiamata Last Kiss”. A 17 anni tutto fa brodo. […]


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