Thomas Pynchon
Thomas Pynchon
di Maurizio Bianchini

Pur tra salve di recensioni entusiastiche (perfino troppo, a mio modesto avviso), il primo film tratto da un libro di Pynchon, Vizio di forma, è scorso come una meteora sugli schermi italiani (e anche in quelli americani non è che abbia spopolato). Ma il bicchiere mezzo pieno ci fa dire che è servito almeno per tornare a parlare di un autore più citato che letto, ed in particolare del suo sottovalutato opus minor. Che tutta la sua opera sia divisa in due è opinione generalmente accettata (ed accettabile). E però si dovrebbe tenere sempre ben presente come a percorrerla, tutt’intera, siano una medesima cifra stilistica – esilarante, sarcastica, minacciosa, parodistica, lisergica, profetica e disseminata al tempo stesso di tecnicismi e sentenze tornite come quelle dei grandi moralisti settecenteschi, e un’identica visione del mondo – scettica e invasiva; cinica e spiazzante nel suo insonne tallonare una realtà incline al girotondo di inganni, complotti, congiure e crudeltà inaudite, di cui perfino gli autori danno l’idea di essere agiti da mastermind nell’ombra, in un gioco di specchi senza fine.
Rispetto ai confratelli ‘maggiori’, da V. all’Arcobaleno della gravità, a Mason & Dixon e Contro il giorno, opere che raramente scendono sotto le mille densissime pagine, i più snelli romanzi minori - L’incanto del lotto 49, Vineland e Vizio di forma - costituiscono una sorta di ciclo, o meglio ancora di affresco storico, legato, quel tanto che si può, alle aristoteliche unità di tempo, di luogo e di azione. Il lettore che inizi da questo trittico, non così ‘facile’ come si dice, ma certo più ‘disponibile’ del resto, il giro dell’Himalaya pynchoniano, corre molto meno rischi di trovarsi presto in debito di ossigeno. Va da sé che non ci sono buoni motivi per leggere Pynchon, così come Céline o William Burroughs – chi perché smaschera la nostra presupponente pochezza intellettuale; chi perché umilia il nostro innato conformismo sociale e chi perché svela la nostra ipocrisia morale. Esattamente la ragione che ne rende invece necessaria la lettura ad un genere di predestinati (i quali non è nemmeno detto che reputino fortunato questo genere di unzione); di incauti sognatori di riporto, di scavatori di macerie epocali, di cartografi del fallimento della storia, di scrutatori di derive, e, diciamola pure tutta, di masochisti belli e buoni interessati ancora al volo di Icaro, allo sguardo della Medusa, al riso di Franti – o anche solo ad “essere raccontati qualcosa come fosse la prima volta al mondo”, così ricordo di aver letto da qualche parte o sentito dire da qualcuno o forse solo sognato. […]

…segue per 8 pagine nel numero 204 di Blow Up, in edicola ad Maggio 2015 al costo di 6 euro

• Se non lo trovate in edicola potete ordinarlo direttamente dal nostro sito (BU#204) al costo di 10 euro - spese postali incluse - e vi verrà spedito immediatamente via posta prioritaria. Se lo richiedete dopo il mese di riferimento dell’uscita vi verrà spedito, come ogni altro arretrato, con il primo invio mensile di abbonamenti e arretrati.

• Il modo migliore, più rapido, sicuro ed economico per avere Blow Up è l’abbonamento: risparmiate minimo 16 euro sul prezzo di copertina e avete la certezza di non perdere neanche uno dei numeri pubblicati garantendovi tutti gli eventuali allegati e i numeri speciali; in caso di eccessivo ritardo o smarrimento postale ve lo spediremo di nuovo.

Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.

Tag: Thomas Pynchon
©2020 Blow Up magazine all rights reserved
TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000