Ultramarine
Ultramarine
di Christian Zingales

IAN COOPER E PAUL HAMMOND partono negli anni ’80 con gli A Primary Industry declinando post-punk in funk bianco. Tiro molto arty, unico album “Ultramarine”, ‘86. Poi sposano proprio la ragione sociale Ultramarine e con dischi come il capolavoro “Every Man And Woman Is A Star” creano una miscela celestiale di grooves e trame folk, roba impareggiabile, anni prima delle banalizzazioni da insipida chill-out folky o da sterili applicazioni folktroniche. Dopo 15 anni di silenzio tornano ora con l’eccellente “This Time Last Year” (recensione numero scorso), un disco profondo e malinconico che parla di loro e di noi ora.

Il nuovo album “This Time Last Year” va in profondità nella direzione tracciata dai due che l’hanno preceduto, con un suono più cupo e rigido rispetto a “Every Man And Woman Is A Star” e “United Kingdoms”. Un disco che sembra riflettere una ferita emotiva. Mettendo a confronto gli Ultramarine di oggi e di ieri diventa interessante tornare sull’influenza che i tempi hanno sui colori della musica…
Ian: Sì, è vero, non è un disco che si presta a un facile ascolto, anche se non è stata deliberata la cosa, è senz’altro influenzato dalle nostre esperienze personali e da quello che succede nel mondo, ma non è stato pensato come un commento sonoro sul mondo moderno…
Paul: Quando ci apprestiamo a fare un disco impostiamo delle premesse tecniche, che suoni useremo, atmosfera generale, l’eventuale concetto, ma è solo facendolo che si vede in che misura arrivi la luce e in che misura il buio. È vero, dopo “United Kingdoms” siamo diventati più cupi, e sì, “This Time Last Year” ha un travaglio emotivo in più, i tempi che viviamo non aiutano ad avere grande positività, socialmente tutto è controllato da governi osceni e grande business ma proprio per questo penso che lo stimolo per fare la differenza oggi sia maggiore. Personalmente poi ho lavorato al disco durante un periodo particolarmente difficile della mia vita e registrarlo mi ha tenuto sano di mente in quella fase. E sia io che Ian abbiamo “sentito” molto la parte produttiva, si vede ora riascoltandolo, mi sembra molto espressivo. […]


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