Valvoline
Valvoline
di Alessio Trabacchini

ERANO ANNI esuberanti e malinconici, o almeno così sembrano visti da qui, ora, attraverso le immagini, le parole e i suoni che sono rimasti. Era il postmoderno trionfante – espressione che pare una contraddizione in termini –, e artisti, narratori, musicisti si tuffavano a sfruttarne le mille possibilità e s’ingegnavano a schivarne le mille trappole. I primi anni Ottanta, in Italia, carichi dell’energia accumulata nel decennio precedente, sono anche gli anni in cui il fumetto conquista una centralità nel sistema culturale che non aveva mai avuto prima e che, una volta perduta, non troverà mai più. Di quest’epoca, gli autori riuniti nel gruppo Valvoline sono stati tra gli interpreti maggiori e, probabilmente i più consapevoli. Celebrare i trent’anni di quell’esperienza è giusto quanto utile, non solo per disseppellire i tesori di un fumetto diverso, ma per aiutarci a capire come siamo diventati quello che siamo diventati.
La scelta della data, in effetti, è obbligata quanto convenzionale: nel gennaio 1983, sulle pagine di un inserto autogestito all’interno della rivista «Alter Alter», il gruppo Valvoline Motorcomics si presenta al mondo. Tuttavia gli autori che ne fanno parte, tutti nati negli anni Cinquanta, pubblicano da tempo (su «Linus», «Alter», «Frigidaire», progetti autoprodotti), hanno incrociato, in ordine sparso, le proprie strade, hanno già iniziato a confrontare le reciproche memorie, poetiche, visioni.
Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori, Jerry Kramsky (Fabrizio Ostani) e Igort (Igor Tuveri) erano e sono, in fondo, molto diversi l’uno dall’altro: anche a considerarli esclusivamente in quel primo, breve e raggiante scorcio di carriera non c’è speranza di rendere conto anche sommariamente della loro opera. Si può tentare però di ricostruire che cosa li univa in quel gruppo che nasce senza manifesto – primo segno d’intelligenza strategica – ma con le idee molto chiare. [...]

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