Vandal
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di Christian Zingales

La storia di Peter Daou inizia con una data, 1965, e un luogo, Beirut, capitale del Libano. Il padre Arthur un fervente cristiano che aveva conosciuto la moglie, l’ebrea americana Suzanna Mann, sorella della scrittrice Erica Jong, a New York, dove era andato per gli studi universitari alla Columbia University. Tornato a vivere con Suzanna a Beirut, i due si sposano, fanno sei figli (Peter il secondo) e gestiscono una catena di negozi di libri. Peter cresce imparando arabo classico e moderno oltre a inglese e francese, studia piano jazz e va spesso a New York a visitare la famiglia materna. Quando ha 10 anni però, nel 1975, inizia la guerra civile libanese che vede contrapposta la falange cristiana supportata da Israele e dagli USA a quella musulmana in asse sovietico, guerra che durerà per tre lustri, fino al ’90. Vivere in quel contesto è ovviamente un trauma, dal balcone di casa sua si vede l’ospedale e il passaggio di ambulanze così come di jeep cariche di corpi smembrati è costante, ci sono momenti con i razzi che cadono a pioggia sulla città, altri in cui bisogna andare a comprare il pane schivando i colpi dei cecchini. Nei primi anni ’80 a un certo punto Peter adolescente fa parte per un periodo delle milizie cristiane, o meglio nel doposcuola entra a far parte di un campo di addestramento per ragazzi. E qui la narrazione vacilla. Fino ai nostri giorni. Oggi Peter Daou è un inquieto e controverso agitatore politico nelle fila dei democratici americani, nel 2004 consulente per la campagna presidenziale di John Kerry, dal 2008 rumorosamente a fianco a Hillary Clinton per la comunicazione digitale, infine il supporto recente al fino a prima osteggiatissimo Bernie Sanders, e in futuro chissà. […]

…segue per 6 pagine nel numero doppio 266/267 di Blow Up, in edicola a luglio e agosto 2020

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