Wayne Hancock
Wayne Hancock
Stefano I. Bianchi

Il più tradizionalista della scena alt-country americana e il più alternative di quella tradizionalista. WAYNE HANCOCK è un filosofo, un a-purista, un alcolista e un servitore. E dato che fa dei gran bei dischi da oltre quindici anni, è tempo di indagare meglio.

QUANDO GLI CHIEDONO se si sente parte della scena cosiddetta ‘americana’ e/o parente di merdine come Mumford & Sons, lui nicchia un po’ e poi risponde che “i titoli che passano sotto la sigla Americana oggi sono sempre la solita solfa. Ogni volta che ne vedi salire uno nella top 40 preghi che abbia almeno un briciolo di talento ma poi ti viene da piangere, sono tutti uno scherzo tipo gli Spinal Tap, non hanno niente di reale, di vita vera”. Quando gli invece chiedono cosa ascolta la risposta è più facile: “Solo i classici. Un sacco di big band, texas swing e jazz. Bob Wills e Hank Williams sono i miei preferiti”.
Non si può definire Wayne Hancock - nessuna parentela col più famoso Butch - un ‘conservatore’ secondo gli usuali criteri che si usano pensando a conservazione e progressismo. Hancock non cerca di preservare una tradizione e men che meno di far apparire la sua musica ‘moderna’ tramandandola attraverso il mondo che cambia; non è un purista e men che meno uno sperimentatore, è un a-purista: è disinteressato all’ipotesi stessa del purismo perché non concepisce neppure la possibilità di un progresso. Il progresso è la faccia speculare della conservazione, e i due elementi insieme rappresentano lo ying e yang della modernità (un po’ come il marxismo e il capitalismo sono le fondamenta dell’industrialismo); Hancock lo sa e si colloca fuori da questa dialettica. Il tempo, nella sua musica, è fermo bloccato in un momento esatto che sta al trapasso dagli anni ‘40 ai ‘50. Lui non conserva né preserva, semplicemente non si muove. Perché è un filosofo e sa che viviamo tutti e sempre in un eterno immobile presente: le differenze, per lui come per ciascuno di noi - che non siamo e non sappiamo - stanno solo nell’anno che individualmente scegliamo come personale riferimento. Dettagli. […]


…segue per 6 pagine nel numero 181 di Blow Up, in edicola nel mese di Giugno 2013 al costo di 6 euro.

• Se non lo trovate in edicola potete ordinarlo direttamente dal nostro sito (BU#181) al costo di 10 euro - spese postali incluse - e vi verrà spedito immediatamente via posta prioritaria. Se lo richiedete dopo il mese di riferimento dell’uscita vi verrà spedito, come ogni altro arretrato, con l’invio mensile di abbonamenti e arretrati.

• Il modo migliore, più rapido, sicuro ed economico per avere Blow Up è l’abbonamento: risparmiate minimo 16 euro sul prezzo di copertina e avete la certezza di non perdere neanche uno dei numeri pubblicati garantendovi tutti gli eventuali allegati e i numeri speciali; in caso di eccessivo ritardo o smarrimento postale ve lo spediremo di nuovo.

Ogni mese Blow Up propone monografie, interviste, articoli, indagini e riflessioni su dischi, libri, film, musicisti, autori letterari e cinematografici scritti dalle migliori penne della critica italiana.
Tag: Wayne Hancock
© 2020 Blow Up magazine all right reserved
TUTTLE Edizioni - P.iva 01637420512 - iscrizione rea n. 127533 del 14 Gennaio 2000