Pier Paolo Pasolini special
Pier Paolo Pasolini special
di Maurizio Bianchini e Fabio Donalisio

25 tesi su Pasolini
di Maurizio Bianchini

Scrivo queste note alla fine di un week-end dedicato al centenario della nascita di Pasolini, in cui è stata la sua morte –evocata o sottintesa o sottolineata – a dominare il ‘discorso pubblico’, in un sentimento molto pasoliniano di tragedia, tanto più dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, terza prova di autoannientamento planetario, dopo le due guerre mondiali del secolo scorso. Pasolini è una ferita ancora aperta, perché una ferita ancora aperta sono il paese e il mondo in cui viviamo. Al punto che i suoi pensieri e le sue frasi riportate tra virgolette suonano ben più attuali dei commenti che le accompagnano. E pure questo inquieta.

1. Pasolini è stata l’icona culturale più importante del nostro Novecento. In nessuno dei campi nei quali ha espresso il suo talento multiforme e fluviale è stato il migliore. Come poeti, Pascoli Caproni, Montale, Saba, Zanzotto, Luzi, gli sono superiori; come narratori Gadda, Calvino, Sciascia, Moravia, lo sopravanzano e così anche, come critici, Debenedetti, Contini Croce, Garboli (il marxismo l’ha azzoppato, come Benjamin). Fellini, Monicelli, Visconti, Risi, sono stati registi migliori. Ma come icona globale solo D’Annunzio reggerebbe il confronto se non fosse radicato in un’epoca precedente e, di essa, una sorta di maschera funebre.
2. L’essersi profuso in tante forme di espressione senza ‘specializzarsi’ in nessuna, ha consentito però a Pasolini di dedicarsi, persino oltre le sue intenzioni, all’opera che sola è, per intero, sua: ‘Pier Paolo Pasolini’. Ma se il personaggio ‘D’Annunzio’ è entrato presto nelle mire del D’Annunzio polimorfo per formarsi clamore su clamore, quello di Pasolini è lievitato sulla sollecitazione dei tempi, l’ostilità dei contrattempi, le disgrazie familiari, l’abominio pubblico che gli hanno cucito addosso i panni di Tiresia. PPP ha fatto proprio il male del mondo e del paese, forse per rendercene consapevoli, come ha fortemente creduto da Le ceneri di Gramsci, non dal Vangelo secondo Matteo, o forse solo perché spinto da un oscuro (a noi) destino. […]

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