RPM: Almamegretta "Sanacore"
RPM: Almamegretta "Sanacore"
di Carlo Babando

Quando avevo deciso di andare ad insegnare italiano e storia in un istituto penale per minori, quello che comunemente viene chiamato “carcere minorile”, sapevo perfettamente cosa stavo facendo. Immaginavo l’odore ferroso dei corridoi, la luce dei neon spalmata su ombre magre e polverose, le chiavi miagolanti come gatti in calore dentro le serrature di una cella. A scuola me lo avevano chiesto senza girarci troppo attorno, se mi andava di passare un paio di giorni alla settimana dentro i cancelli del Pratello. Perché, a dirla tutta, non c’era neanche troppo da sentirsela: il progetto era bello che fatto, mancava solo il personale. E quel personale comprendeva anche me, con i miei trentatré anni compiuti qualche mese prima e gli anfibi da ingrassare sulle punte. Il preside non poteva saperlo, ma era da tempo che speravo in un’occasione del genere. L’anno prima avevo inserito nei moduli per le supplenze anche il carcere della Dozza, quello degli adulti, ma i pianeti non si erano mai allineati. Poco male, dicevo, al minorile avrei forse potuto entrare meglio in sintonia con i giovani detenuti. La mia formula magica sarebbe stata la musica. Di qualsiasi tempo e di qualsiasi genere: dalla dance ai cantanti neomelodici, dal rap ai pezzi dell’ultimo Sanremo. Avrei capito cosa piaceva alla mia classe e sarei riuscito a trovare una faglia in cui far confluire Dante e Petrarca insieme a tutti i nomi che mi avrebbero detto loro. Ammesso di saper intercettare i gusti di un gruppo di ragazzi, dai sedici ai vent’anni, che da troppo tempo avevano contatti con l’esterno sporadici e mediati da filtri di ogni tipo. Quindi bisognava che anche io mi adattassi ad altre regole, ad altri codici comunicativi; questo doveva essere chiaro, perché altrimenti non c’era modo di risultare davvero utile. I miei alunni non avrebbero avuto un vero e proprio accesso ad internet, ad esempio: non come lo intendiamo di solito. I pezzi - anzi le canzoni (così le chiamavano loro, usando un termine romanticamente fuori moda) - potevano ascoltarle soltanto di striscio tra tv e radio, oppure succhiandole dagli mp3 a bassa qualità con cui amici e parenti gli imbottivano le chiavette usb ogni sette giorni. Una galassia, quella cristallizzata dietro le grate, che si muove ancora con tempi e tecnologie che noi abbiamo superato da tempo: la prospettiva si riduce a loro stessi e alle attività che gli è possibile frequentare fuori dalla cella. E tra queste c’è anche la scuola, con lezioni che mettono insieme programmi biennali di tutte le materie, mostrando una via possibile verso la licenza media o il diploma. Cioè verso un’esistenza diversa da quella che hanno già vissuto prima dell’arresto. Ma tutto ciò lo avrei imparato solo in corso d’opera. […]

…segue per 6 pagine nel numero 290-291 di Blow Up, in edicola a luglio e agosto 2022

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