Throbbing Jazz
Throbbing Jazz
di Federico Savini

[nell'immagine: punkt.vrt.plastik]

Faccenda delicata la tassonomia, specie quando si parla di “macro-generi” musicali. E allora, che oggi più che mai la parola “jazz” assuma una molteplicità di significati e accolga sotto il suo ombrello un’infinità di esiti artistici possibili lo diamo per scontato. Già meno scontato è constatare che, anche andando a ravanare nei sotto-generi e nell’ampio panorama delle estetiche ibride, siano sempre più rare quelle che un tempo definivamo “scene”. Quelle che nascevano prima di tutto dalla condivisione dei palchi (o, al limite, delle sale prove). Perché una “scena” potesse definirsi tale, c’era poi bisogno della prossimità geografica di un certo numero di musicisti che avessero sperimentato almeno due cose in comune: la passione per un determinato genere musicale e appunto la medesima provenienza, dunque lo stesso fondale scenografico, la stessa noia e la stessa mancanza di alternative (questo se romanticamente la buttiamo sul sempiterno immaginario provinciale, ma esistono eccome anche le scene cittadine). Dacché invece internet ci consente di entrare in contatto con anime affini che magari abitano dall’altra parte del pianeta, beh, da una parte il brodo di coltura musicale a cui ha sempre provveduto la geografia va irrancidendosi, e dall’altra il virale moltiplicarsi delle contaminazioni sonore sta pian piano sgretolando la ragion d’essere dei circuiti novecenteschi e della musica “di genere”.
Ciononostante, da qualche anno nel cuore dell’Europa (in particolare tra Svizzera, Germania, Slovenia e Svezia) si osserva quella che sembra proprio essere una scena, di musicisti tra loro abbastanza prossimi logisticamente, e tutti interessati a linguaggi che non sono totali esclusive di questi territori, ma sono comunque abbastanza personali da sfuggire all’incasellamento general-generico in etichette come “nu-jazz” e “club-jazz”, dribblando anche l’improvvisazione radicale e l’estetica Ecm conclamata. […]

…segue per 8 pagine nel numero 290-291 di Blow Up, in edicola a luglio e agosto 2022

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