Tom Verlaine
Tom Verlaine
di Stefano I. Bianchi

NEL CORSO DELLA VITA ognuno di noi riempie la propria solitudine con quello che ha a disposizione. Persone, animali, luoghi, cose, sogni. A cavallo tra anni ‘70 e anni ‘80 Tom venne tante volte a trovarmi per riempire la mia; si prese un posto caldo dentro di me e non se ne andò più. Anche adesso è qui, lo sento che suona e canta. Lo sento che mi parla, è una parte di me. Fino a che vivrò, lui vivrà con me. Nessuno muore mai.

Dissolvenza
Su Tom Verlaine ho un’opinione che immagino non molto popolare. Eccola: ritengo che l’album d’esordio dei Television, “Marquee Moon”, sia un capolavoro di perfezione formale, cioè di scrittura e di esecuzione, ma sono convinto che la sua musica più originale e innovativa Tom l’abbia incisa da solista e che alcuni degli album che ha pubblicato a proprio nome restino ancora oggi estremamente attuali e persino futuribili, mentre i due dei Television sono collocati esattamente in quel preciso spazio temporale, inamovibili come statue, riconoscibilissimi e quindi datati. Beninteso, quest’ultima è una constatazione e non un difetto, anzi per più di un verso si tratta di un merito: fotografare con esattezza un momento nel tempo. Ecco, “Marquee Moon” e “Adventure” sono fotografie. Scatti che con gli anni inevitabilmente sbiadiscono ma insieme guadagnano valore proprio perché mostrano i segni della loro storicità, come un certo vestito che oggi non si usa più, un taglio di capelli particolarmente bizzarro, un modello d’auto uscito di produzione. I dischi solisti di Verlaine invece non fotografano altro che se stessi, non riflettono niente che non sia la propria arte: le loro note non trattengono alcun tempo. Anche questo, naturalmente, è un merito: una fotografia può passare alla storia proprio perché oggetto d’arte che non rappresenta nulla oltre sé. Peraltro, alla fortuna dei Television ha certamente contribuito in maniera significativa anche la celeberrima, memorabile, iconica copertina di “Marquee Moon”, dove campeggia una contrastatissima, iperrealista fotografia di Robert Mapplethorpe che ritrae i quattro musicisti emaciati, quasi spettrali, con Tom che li guida in posa muta e ieratica come un Cristo tossico nell’atto di offrire la sua ostia drogata all’ascoltatore. Un altro momento esatto nel luogo e nel tempo: nulla di simile vedremo mai nelle copertine di Tom da solo. [...]

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