Traffic
Traffic
di Piercarlo Poggio

Si tratta di pura e semplice constatazione: se il valore artistico di una band si misurasse dal numero di riedizioni, box e cofanetti con inediti, demo, live e quant’altro, i Traffic sarebbero gli ultimi degli ultimi. Il confronto con Pink Floyd, King Crimson, Yes, ELP, Van der Graaf Generator, Led Zeppelin et similia è impietoso. A fronte di una marea che non accenna a esaurirsi di ristampe allungate e allargate a dismisura, Steve Winwood e compagni hanno poco o nulla da mettere in vetrina. Occorre attendere il 2017 per trovare riuniti insieme, nel formato cd, cinque (!) loro album. Un’edizione economica piuttosto della mutua, al costo di circa venti euro, senza uno straccio di bonus, di quelle in cui la foderina di ciascun dischetto replica in piccolo la copertina originale (e per leggere le note serve la lente d’ingrandimento). Due anni dopo è la volta della versione in vinile, “The Studio Albums • 1967-1974”. Qui almeno si ha la decenza di aggiungere “When The Eagle Flies”, ma resta ancora fuori il negletto “Last Exit”, da tutti considerato un disco assemblato principalmente con materiale di studio (singoli e b-side), visto che due soltanto sono le tracce live ospitate. Più comprensibile, per ragioni di diritti, che non sia stato incluso il tardo “Far From Home”, uscito per la Virgin nel 1994. Per quanto rimasterizzati, i suddetti lp non trovano grande accoglienza nel pubblico e se si vanno a leggere i commenti di chi ha acquistato tali ristampe se ne deduce che in pochi sono contenti del suono e in molti rimpiangono la qualità delle copie d’origine. Difficile dar loro torto.
Se si passano ad analizzare le vicende dei singoli album non va molto meglio. In genere, le ristampe in cd che recano qualche raro bonus si fermano attorno all’inizio del nuovo millennio, con l’eccezione di “John Barleycorn Must Die” beatificato nel 2011 da una deluxe edition in cui il secondo disco regala tre take alternative (non imprescindibili) e sei brani dal vivo, riassunto incompleto di due serate al Fillmore East (18 e 19 novembre 1970). Negli ultimi anni le riedizioni sono invece servite esclusivamente a cavalcare il progressivo ritorno del vinile. Così giusto nella primavera di quest’anno sono riapparsi “Mr. Fantasy”, “Traffic”, “John Barleycorn Must Die”, “The Low Spark Of High Heeled Boys”, “Shoot Out At The Fantasy Factory” e “When The Eagle Flies” con tanto di etichette nero-rosa declamanti lo slogan «Re-Mastered 180G Vinyl With Download Code». In pratica, quanto era stato riunito nel box del 2019 viene a essere nuovamente sparpagliato, nella speranza di arpionare per l’ennesima volta adepti disposti ad allargare i cordoni della borsa per la solita merce. […]

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